Tucomingout#10 Maschio o femmina? No.

Per questo Tucomingout ho deciso di raccontare, nella speranza di farla conoscere e di liberarla dallo stigma che la opprime, di una delle minoranze più dimenticate all’interno della sigla LGBTQIA: la I.

I sta per intersex.

Affinché risulti comprensibile quello che dirò da qui in poi, ho bisogno di chiedervi un piccolo sforzo mentale che potrebbe non essere una passeggiata. Immaginatevi in sala parto: una nuova vita è approdata su questa meravigliosa Terra e ci sono da decidere due cose: il nome, di cui non ci frega niente perché se la vedono i genitori, e il sesso, che è il nostro tema di oggi, quindi ci concentreremo su questo. Quante opzioni abbiamo? Due, giusto? Si guardano i genitali della creatura e se c’è un pene fiocco azzurro, vagina fiocco rosa (in realtà quello che si vede da fuori sono le grandi labbra, ma non è questo che ci interessa).

Se oltre ai libri di endocrinologia, durante i secoli passati alla facoltà di medicina, avete letto anche il Tucamingo, sapete meglio di me che, qualsiasi cosa abbia tra le gambe questo dono del cielo, qualunque lettere voi decidiate di mettergli sul certificato di nascita, sarà libero, in futuro di esprimere la propria identità di genere a prescindere da tutto, anche a prescindere dal fatto che le opzioni considerate al momento della nascita erano soltanto due, perché il genere non è binario, giusto?

E se neanche il sesso fosse binario?

Ed ecco che arriviamo al nostro discorso.

Se, da una parte, si sta riuscendo sempre di più ad accettare identità di genere che vanno oltre il binario maschio-femmina (genederfluid, agender, bigender, ecc: non preoccupatevi, se queste parole vi suonano aliene, ci preoccuperemo di fare chiarezza su ognuna di esse), difficilmente si riesce ad accettare che le opzioni per l’assegnazione del sesso al momento della nascita siano più di due, ma, che piaccia o no, c’è almeno una terza possibilità: la nostra I.

Da dove arriva questa I?

La risposta a questa domanda è molto complessa, perché complesse sono la formazione del sesso durante la gestazione e l’assegnazione del sesso, quindi ora facciamo un patto: io semplifico al massimo un pippone di quattromila pagine sul libro di biologia che mi sono messa a studiare al vostro posto e voi mi promettete, croce sul cuore, che non crederete MAI che queste siano le uniche informazioni in merito e che approfondirete l’argomento.

Dunque, andiamo con ordine.

Durante la gestazione, tutti gli embrioni e i feti presentano le stesse caratteristiche standard che suggeriscono che nell’utero materno si sta formando una futura persona e non una sorta di alien. Questo vale anche per i caratteri sessuali che, a prescindere dal sesso del* nascitur*, partono dalla medesima struttura, che può svilupparsi in due modi differenti dipendentemente dall’ultima coppia di cromosomi presente nel patrimonio genetico del feto: se la coppia è XX, la struttura iniziale diventa sempre più complessa fino a dare vita all’apparato riproduttore femminile completo di utero, ovaie, vulva, vagina e quant’altro; se la coppia è XY, interverranno alcuni fattori che reindirizzeranno lo sviluppo della struttura verso l’apparato riproduttore maschile con pene, testicoli e tutto il resto.

Ed è proprio a questo punto che si inserisce una terza possibilità. Quello che succede, nella formazione dei caratteri sessuali di una persona intersessuale, è che il risultato non è così chiaro. Questo, chiaramente, dipende da come procede lo sviluppo della struttura iniziale, quindi anche dai cromosomi presenti nel DNA del feto, che possono presentarsi in combinazioni diverse e più varie rispetto alla semplice dicotomia XXfemmina-XYmaschio.

Dunque, cosa accade a questo punto?

A questo punto scopriamo che la creatura che aspettavamo con ansia in sala parto è proprio un esempio di intersessualità. Che si fa?

Innanzitutto c’è da dire che i genitali esterni non sono l’unico criterio su cui si basa l’assegnazione del sesso, che, invece, prevede più livelli e va a guardare anche al cervello, alle gonadi, ai cromosomi, al corpo, quindi la ricerca può essere approfondita in modo da dare una definizione più accurata possibile (ammesso che darne una sia sempre la cosa migliore da fare).

Ma, se passassimo dall’esempio alla realtà, cosa succederebbe?

Beh, qui si spiega cosa intendevo all’inizio con stigma.

Poiché quello che si presenta davanti ai medici è un apparato genitale non perfettamente chiaro, ma anche la necessità di definirlo secondo uno o l’altro degli estremi, ciò che spesso avviene è che molt* bambin* subiscono delle vere e proprie mutilazioni genitali, ovviamente contro la loro volontà.

Di solito, il sesso che si decide è quello femminile perché è la diretta “evoluzione” della struttura iniziale degli organi sessuali, ma io direi che in questo c’è anche una buona dose di machismo: se anche quello fosse un pene, sarebbe troppo piccolo per essere considerato tale, quindi lo renderemo un clitoride.

Per quanto barbara questa pratica vi possa sembrare, ci tengo a ricordarvi, che la maggior parte dei Paesi del mondo non la pensa così e preferisce definire secondo un sesso o un altro, anche a costo di infliggere una violenza tale ad un* neonat*, piuttosto che consegnare un certificato di nascita intersex, dei quali esistono pochi casi al mondo.

Questa storia deve finire, la validità delle persone intersessuali deve essere riconosciuta una volta per tutte, lo stigma deve scomparire, il diritto all’autodeterminazione deve essere garantito e l’inciviltà delle mutilazioni genitali deve essere resa illegale una volta per tutte!

La Mucca Intellettuale

 

Sono La Mucca Intellettuale: ho 23 anni, ma ne dimostro 15, ho dei bellissimi occhiali arcobaleno che si appannano in ogni circostanza e sono troppo bassa per essere vera. Sono una studentessa e un’apprendista psicologa: sogno di studiare sessuologia per portare consapevolezza nelle scuole di tutto il mondo e di diventare la nemica numero 1 dei genitori anti-gender. Sono bisessuale e mi piace dire che esisto.

One comment on “Tucomingout#10 Maschio o femmina? No.

  • Paolo , Direct link to comment

    nella gran maggioranza dei casi il sesso biologico è maschile o femminile, la minoranza di persone nate intersex deve essere rispettata e non deve subire operazioni chirurgiche non necessarie quando non è in grado di esprimere consenso.

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