#Tucomingout 18 Bambini e gender: istruzioni per l’uso

Natale è alle porte. Il cielo si annerisce alle cinque e le vie della città sono illuminate dalle decorazioni natalizie. Nelle strade si riversa una fiumana di persone alla disperata ricerca dell’ultimo regalo. Nella mischia, c’è una mamma con uno dei suoi figlioletti. Il bambino non smette di guardare le vetrine dei negozi che si fanno sempre più succulente, finché non gira la testa verso due ragazzi che passeggiano mano nella mano. La mamma assiste alla scena e inizia a sudare freddo. Impietrita, teme l’arrivo della domanda. Ed eccola là: “Mamma, come mai due maschi si tengono per mano?”.

Questa è una di quelle risposte che condizionerà quel bambino in maniera determinante. Gli esiti possibili sono due.

Il primo è la negazione. La mamma potrebbe affermare di non aver visto nulla, e schivare alla grande la risposta; potrebbe addirittura allarmarsi e, in preda al nervoso, o che so io, il panico, dire al bambino che quello che ha visto se lo deve scordare, perché non è normale.

Generalmente, l’origine di questa risposta pericolosa è omofobia mascherata da “i bambini sono troppo piccoli per capire”. Niente di più falso. I bambini sono come spugne: assorbono tutti gli stimoli che arrivano loro per raffinare la loro esperienza del mondo.

Non sono psicologo, ma sono convinto che questo approccio non sia solo miope, ma anche abbastanza astigmatico: questo tipo di risposta crea una marea di problemi.

Anzitutto, il bambino svilupperà diffidenza nei confronti di una situazione tanto innocua e naturale come una coppia omosessuale che si prende per mano. E purtroppo è sufficiente sfogliare i quotidiani per capire che la diffidenza si trasforma con facilità in disprezzo e odio ingiustificato.

Inoltre, il bambino viene evidentemente condannato a una visione parziale della realtà che lo circonda, perché gli è negata la comprensione di determinate dinamiche interpersonali che esistono e potrebbero riguardarlo in prima persona.

E non venitemi a dire che il bambino è estraneo alla sfera sentimentale e relazionale della vita. Con ottime probabilità, quando il bambino è tornato dall’asilo, gli è stato chiesto se ha trovato la fidanzatina. È responsabilità dei genitori, se proprio ritengono necessario introdurre il piccolo alle dinamiche amorose, dargliene una visione completa.

La seconda risposta alla fatidica domanda è una spiegazione naturale e disinvolta della faccenda: “Si tengono per mano perché si vogliono bene”, per esempio.

Se si guidano correttamente i piccoli nella comprensione, non esiste il rischio di confonderli. Soddisfare le loro curiosità con naturalezza consentirà loro di raggiungere un nuovo grado di consapevolezza del mondo che lo circonda.

Rispondere al* bambin* e presentare come possibile e normale una situazione non etero-cisgender non l* turberà, anzi: non rispondere genera molta più ambiguità di più di una risposta chiara e naturale. Insomma, la confusione è in agguato.

Vi dico di più: un* bambin* che concepisce come normale tutto ciò che non è eterosessuale e cisgender, è un* futuro adolescente che saprà accogliere i suoi coetanei LGBT+. E, se dovesse riconoscersi LGBT+, lo farà consapevole del fatto che i suoi sentimenti sono normali.

I bambin* non hanno ancora sviluppato una maturità psicologica e un’identità sessuale tale da riconoscersi effettivamente omosessuali, bisessuali, transgender o via enumerando; tuttavia, è frequente che un* bambin* si esprima in termini che lasciano presagire un atteggiamento non etero-cis. Non tentiamo di “correggerl*” e di deviare il treno verso il triste binario dei rigidi ruoli di genere. Lasciamo che esprima la sua identità senza impedimenti. Se smettessimo di associare l’omosessualità all’idea di sporco, riusciremmo a concepire un* bambin* in atteggiamenti omosessuali senza che questo intacchi la sua purezza.

Gli adulti hanno assorbito una visione eterocisnormata della realtà, e loro malgrado devono farci i conti perché è stato il paradigma che è stato loro insegnato ed è difficile sbarazzarsene una volta per tutte, anche con le migliori intenzioni.
Per questo motivo, ritengo necessario che i bambini non vengano condannati anch’essi all’aderenza al modello patriarcale che sarà difficile scrollarsi di dosso.
Abbiamo l’opportunità di consegnare loro le chiavi di un mondo variegato, colorato, dove non c’è mostro del gender di cui aver paura, niente di “anormale”, niente di spaventoso.

Qualcuno pensi ai bambini. Stavolta, per davvero.

La Pecorina Smarrita

Ovino ventenne con una passione smodata per la lettura e la scrittura. Non perdo occasione di lanciare una polemica, sono incredibilmente fastidioso e petulante: insomma, un vero spasso. Ho una passione malsana per i giochi di parole col mio nome e un accento cagliaritano tremendamente sexy.

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