Sex Education

Sex education è la serie tv che racconta la storia di Otis, un adolescente terrorizzato dal sesso, di sua madre Jean che è un’affermata terapista sessuale, del suo migliore amico Eric, che è alla ricerca di sé e del suo stile unico ed originale, e di Maeve una ragazza brillante ed emarginata.
Queste ed altre storie si intrecciano amabilmente in un teen drama che esplora in ogni puntata una tematica relativa al sesso ed alle relazioni. Il tutto immerso in una campagna inglese sospesa tra gli anni ‘70 e i giorni nostri, sia come estetica che come mentalità.

Una critica che è stata mossa alla serie da Carlotta Vagnoli in un articolo per Bossy è di aver toccato con troppa superficialità le tematiche esposte, senza dare le adeguate informazioni educative. Mi trovo d’accordo con lei, tuttavia penso che nel complesso risulti gradevole e fruibile. Credo inoltre che gli aspetti positivi superino quelli negativi, come esposto dalle ragazze di “Chiamando Eva” nel loro podcast, nel quale spiegano di apprezzare la serie soprattutto per il modo in cui è stata costruita l’amicizia tra Otis ed Eric (e poi sono come me #teendramateam).

Questa serie ci mostra che due ragazzi, uno etero e uno gay, uno bianco e uno afroamericano, possono essere amici in modo sano, senza nessuna traccia di mascolinità tossica nel loro rapporto nel quale le differenze sono un valore aggiunto e in alcun modo un limite.

Un esempio perfetto è la loro tradizione di festeggiare il compleanno di Eric andando al cinema a vedere Hedwig – La diva con qualcosa in più vestiti come la protagonista: splendida parrucca bionda, un giubbino jeans che arriva direttamente dagli anni ‘90 e trucco da diva, per l’appunto. Il tutto condito dalla naturalezza dei due ragazzi che semplicemente sono amici senza seguire e inseguire in alcun modo lo stereotipo del Maschio Alpha, senza cercare di dominare l’altro, mostrando le loro emozioni con spontaneità anche in pubblico.

In generale ritengo che la qualità principale di questa serie sia che ci prende per mano e tenta di mostrarci un’altra prospettiva su molti argomenti.

Gli esempi virtuosi che possiamo trovare sono tanti: affronta le molte sfaccettature del dolore di un bullo, mostra in modo a volte crudo due modi opposti di vivere un’interruzione di gravidanza e mette in luce lo stress a cui è sottoposto un campione sportivo, l’altra faccia della gloria che lo circonda. Dal primo episodio ci mostra questa narrazione alternativa, dove nel ruolo di insicuro del proprio aspetto non abbiamo la (ahimè) classica ragazza sovrappeso ignorata da tutti, ma il figlio palestrato del preside, sottolineando che non sono i canoni di bellezza della società a renderci immuni dalle insicurezze. E’ un bel ragazzo, alto, palestrato che rispetta praticamente tutte le caratteristiche del modello da copertina, eppure è insicuro esattamente come può esserlo ogni altro essere umano.

Ho apprezzato particolarmente anche la strategia utilizzata da Otis per aiutare molti dei suoi compagni ad affrontare i loro problemi: un ascolto attivo di se stessi e/o del partner. Tentare di spiegare questo concetto agli adolescenti credo sia una cosa molto positiva: che lo faccia una serie tv è una rivoluzione!

In conclusione, nonostante la pecca della superficialità, credo che sia una serie che vale la pena di essere vista: per cambiare prospettiva, per una meravigliosa Gillian Anderson nei panni di Jean e per ingannare il tempo con del sano binge watching in attesa della seconda stagione!

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