Qualcuno pensi ai Millennials!

Piccola premessa: io parlo di Millennials perché è la mia generazione, ma gran parte di quello che dirò potrà facilmente essere applicato anche alle (poche) generazioni successive e la sociologia mi perdonerà se non ricordo il nome che ha scelto per definirle.

Detto ciò, direi che si può iniziare con una definizione (non scientifica è solo per intenderci), così capite anche perché ne parlo e perché sono arrabbiata.

Chi sono questi Millennias? I Millennials sono la Generazione y, quelli venuti dopo la molto più famosa Generation x, sono i nativi digitali, la Net Generation, quelli sempre connessi, la generazione del nuovo millennio, quelli che stanno crescendo a cavallo tra due secoli e due millenni, quelli che –con ogni probabilità- stavano guardando La Melevisione quando è stata interrotta per dare la notizia dell’attentato dell’11 settembre.

Siamo i giovani del terzo millennio, nati, per intenderci, tra la fine degli anni ’80 e la fine dei ’90 (se volete orientarvi: qui parla la classe 95). Siamo gli stramaledetti “giovani di oggi”.

Ora, visto che, immagino, nessuno ha capito perché ho sentito il bisogno di riportare qui il mio arrabbiatissimo pensiero in merito, andiamo con ordine.

Ieri sera guardavo per l’ennesima volta, con la mia mamma, Matilda 6 mitica e mi ha colpita particolarmente una frase della Signorina Trinciabue che potrebbe essere applicata a troppi rappresentanti delle generazioni precedenti: “Io sono nata grande!”

La Signorina Trinciabue odia i bambini e ci tiene a sottolineare che lei non è mai stata una di loro. Come voi.

Chi sono questi voi? Voi che siete, per puro caso, nati una o due generazioni prima e ora che siete i nostri genitori o insegnanti, vicini di casa, conoscenti, a volte siete i nonni dei nostri figli e non perdete un’occasione per ricordarci quanto siamo allo sbaraglio noi “giovani di oggi”.

Certo, la generazione precedente ha sempre avuto da lamentarsi di quella successiva: ragazzi senza valori, durante la guerra…, io alla tua età…, ai miei tempi… e di solito seguivano storie di inumana crudeltà perché è legge universale che, in qualsiasi periodo storico tu sia nato, vent’anni prima si mangiavano carcasse di topo e si faceva il rosario nella speranza di non infettare gli altri 224 fratelli con la peste bubbonica che ti eri beccato. E perché è vero, ci sono generazioni che hanno fatto la guerra, quindi non possiamo aspettarci di meglio.

Ma al di là del fisiologico scontro generazionale, non vi sembra di averci riservato un trattamento un po’ troppo duro per colpe che non abbiamo?

Parlo spesso con “voi” e mi capita altrettanto spesso di riscontrare un astio inspiegabile.

Avete tutti la ricetta giusta per rimetterci in riga: ci vuole il militare! Senza offesa, ma la leva obbligatoria ha tirato su voi, che ora state seduti al tavolino del bar molestando sventurate minorenni che si trovano a passare di lì e lamentandovi di come i giovani siano molli e incapaci, io non mi sento di definirlo un successo. Inoltre, vorrei invitarvi a prendervi le vostre responsabilità: questi ragazzi senza educazione né valori sono i vostri figli, se ritenete che il risultato sia scadente, fatevi un esame di coscienza.

Siete tutti ministri dell’istruzione e sapete bene che, per risolvere i problemi della scuola, ci vogliono le maestre che tirano bacchettate sulle mani e madri che, se ti azzardi a lamentarti, “ti danno il resto”. No, gente, non funziona affatto così.

La scuola non propone un modello educativo valido perché il sistema che prevedeva un patto tra Stato, famiglie, scuole e studenti è crepato in più punti e in alcuni presenta voragini che sembrano impossibili da colmare. Partiamo col dire che i fondi per l’istruzione sono ridotti al minimo e questo ricade sugli insegnati che si ritrovano disoccupati o precari e che, quando riescono a prendere una cattedra, hanno poca voglia sia di svolgere un mestiere che non svolgono da anni perché hanno dovuto aspettare ere glaciali in graduatoria, sia di rischiare la galera per le denunce dei genitori se osano mettere in atto un qualsivoglia intervento educativo nei confronti di bambini e ragazzi. E perché c’è questo terrore? Perché i genitori davvero si scagliano facilmente contro i professori, sia perché sanno che nel corpo docente c’è chi le denunce se le merita o se le è meritate (e ancora insegna), sia perché pretendono un modello educativo umano per i propri figli, sia perché non hanno la minima idea di come si formi correttamente questo modello perché a loro volta non sono stati formati quando era il momento.

Quindi il risultato di questo angosciante circolo vizioso qual è? Lacune educative inquietanti e ragazzi lasciati allo sbando.

Ma voi continuate pure a dare la colpa alla tecnologia.

Oh, giusto, la tecnologia. Quanto non ci sopportate per questa faccenda della tecnologia, ma, hey, non è colpa nostra, davvero! Non volevamo nascere durante la guerra fredda sbagliata, a ognuno la sua: a voi USA vs URSS, a noi Microsoft vs Apple. E Samsung vs Apple. E Apple vs Apple. Maledetta Apple, ha rovinato i Millennials! (Se qualcuno sopra i cinquant’anni capisce la citazione mi rimangio tutto)

Davvero, basta dire che la tecnologia ci ha resi molli ed incapaci, basta dire che è colpa della tecnologia se non conosciamo l’umiltà e il valore delle cose e la dignità del lavoro. Se esistono ragazzi così, la colpa non è dello smartphone da cui stanno leggendo queste parole, ma di quello che a loro è arrivato dell’ambiente circostante, fatto di famiglia, scuola, coetanei, pubblicità, esperienze di cui probabilmente si pentiranno anche in poco tempo, ma sicuramente torneranno utili.

C’è da dire che la tecnologia, essendo il nostro ambito (per quanto non sappiamo davvero padroneggiarlo, ma questo è un altro discorso), vi ha fatto perdere quell’aura di saggezza che vi aspettavate di acquisire con l’età: per una volta sono i figli che insegnano ai genitori e questa cosa non vi va per niente giù. Però su questo voglio spezzare una lancia in vostro favore: apprezzo veramente tanto quando una persona si mette con umiltà ad imparare qualcosa e questo comportamento assume valore se messo in atto da chi supera i quaranta o i cinquant’anni e noi dovremmo effettivamente comprendere che darvi una mano in questo senso è il minimo che possiamo fare perciò LEZIONE 1: A nessuno nella vostra lista di amici su Facebook frega niente del fatto che vi siate svegliati e fatti il caffè (non ringraziatemi).

Si potrebbe andare avanti all’infinito con lunghissime liste di mancanze delle quali ci ritenete colpevoli, ma vi ho già rubato troppo tempo e ho occupato troppo spazio quindi, concludo con un appello: se solo provate a parlare a queste generazioni di incompetenti, vi renderete conto che parlate a dei ragazzi con grandi competenze in ambito tecnologico, estremamente attenti al pianeta, sempre più interessati alla condivisione (non solo virtuale), capaci di usare strumenti potenzialmente pericolosi come i social network per mandare messaggi positivi (un po’ come provo a fare io, ma meglio) e incredibilmente sensibili a temi quali la cultura, stili di vita salutari, l’incontro fra realtà diverse e la parità.

Tutto ciò che voi vedete è il nostro tentativo di sopravvivere ad un periodo storico composto esclusivamente di incertezze e poche speranze, in cui ci viene insegnato che il lavoro gratuito è una fortuna e che dovremmo ringraziare se qualcuno ci grazia con uno stage a pochi euro all’ora, in cui il terrore e l’instabilità sono all’ordine del giorno e le possibilità di sbloccare la situazione invivibile che ci avete consegnato sembrano sempre meno.

E se facciamo cagate, ricordatevi che lo sappiamo che in realtà voi non siete nati grandi.

Datecela un’occasione, vi assicuro che ce la meritiamo.

La Mucca Intellettuale

Sono La Mucca Intellettuale: ho 23 anni, ma ne dimostro 15, ho dei bellissimi occhiali arcobaleno che si appannano in ogni circostanza e sono troppo bassa per essere vera. Sono una studentessa e un’apprendista psicologa: sogno di studiare sessuologia per portare consapevolezza nelle scuole di tutto il mondo e di diventare la nemica numero 1 dei genitori anti-gender. Sono bisessuale e mi piace dire che esisto.

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