Miss Perù: aka come ti distruggo il patriarcato

Volevo proporre questa riflessione da un po’, ma avevo le idee così confuse che non sapevo da dove partire. In questi giorni, però, un video diventato virale mi ha dato una mano.

Le immagini riportano un momento in particolare di un concorso di bellezza per ragazze svoltosi in Perù, nel cuore dell’America Latina (dettaglio da non sottovalutare affatto): le Miss, una dopo l’altra, dovrebbero dire il proprio nome, la città/regione/distretto (non ho idea di come siano organizzati il Perù e i suoi concorsi) che rappresentano e le misure del loro corpo, che, da quel che so, dovrebbero comprendere la circonferenza di seno, vita e fianchi. Sarebbe andato tutto liscio se le ragazze non avessero deciso di riportare, anziché le loro misure, i dati della violenza di genere nel loro Paese, che, come sottolineavo prima, si trova nel cuore dell’America Latina, una delle zone del mondo più colpite da questo tipo di problematica sociale.

Questo video è approdato sulle home di Facebook italiane e questo mi ha dato la possibilità di incontrare un buon numero di opinioni differenti e io mi sono divertita a giocare alla piccola antropologa leggendo tutto quello che le persone scrivevano in giro per internet, in particolar modo sui portali di stampo femminista.

Di commenti ne ho letti davvero molti, ma direi che le due posizioni più interessanti che possiamo prendere in considerazione sono, da una parte, quella di chi ha apprezzato il gesto, dall’altra, quella di chi ha sottolineato l’ipocrisia di chi prima si sottomette ad una struttura patriarcale che conferma i ruoli di genere, e quindi i ruoli di potere che ne derivano e che poi causano questo tipo di violenza, e poi denuncia il femminicidio.

Ovviamente, alla luce di questo e delle ore che ho speso a pensarci su, non potevo sottrarmi dal farvi la mia analisi del fenomeno e darvi la mia opinione.

Partiamo dal concetto di “struttura patriarcale”.
È vero: i concorsi di bellezza sono basati sull’oggetivazione delle donne e sulla riduzione delle stesse alla loro immagine e questo li rende parte integrante di un sistema che prevede rigidissimi ruoli di genere che portano le donne ad aspirare a questo unico modello che, di fatto, le degrada.
MA ci sono ben due “ma”.

Innanzitutto bisogna considerare che, per quanto possiamo trovarci in disaccordo con la scelta di una Miss, portare avanti gli ideali femministi significa sostenere fermamente la libertà di ogni persona di fare ciò che vuole di se stessa (fino a quando non danneggia le altre, ovviamente, viviamo pur sempre nella società civile). E sì, sono d’accordo con voi se a questo punto vi viene da obiettare che il movimento di liberazione delle donne vuole farle uscire dal ruolo di oggetto affinché diventino soggetti e non ha come scopo quello di consegnare loro la libertà di rendersi oggetti in maniera autonoma, ma il punto è che qualunque scelta libera ci rende soggetti. Dunque, una ragazza che sceglie liberamente questo tipo di percorso non è meno “soggetto” e padrona di se stessa di quanto lo siamo noi che abbiamo preso un’altra decisione.

In secondo luogo, dovremmo farci una domanda: quanto un concorso di bellezza può rimanere un’opprimente struttura patriarcale se le donne lo destrutturano da dentro?
Non so voi, ma a me sembra che nel momento in cui le Miss o aspiranti tali si schierano dalla parte del femminismo, ogni intento patriarcale dei concorsi di bellezza fallisca miseramente.

Prendete il movimento Body Positive, ad esempio. Nei concorsi di bellezza siamo sempre state abituate ad essere giudicate secondo un certo standard che era quello della possibilità di diventare oggetti sessuali al servizio del piacere maschile (anch’esso obbligato a rispettare uno e un solo canone, perché se hai gusti diversi sei frochyo, è ovvio), ma nel momento in cui il messaggio della Body Positivity è esploso e ha invaso anche i concorsi di bellezza, questa idea è crollata ed è stata sostituita da una concezione di bellezza estremamente diverso e introdotto dalle donne in prima persona: sei bella e basta, a prescindere dal tuo aspetto. Il tuo unico compito è amarti per renderti conto della tua bellezza e per non smettere mai di migliorare il tuo aspetto e la tua salute.

Questo ha permesso che si innescasse un processo di autodeterminazione che ora sta invadendo sempre più ambiti: identità di genere, orientamento sessuale, scelte lavorative, famiglia.

Secondo me in Perù è successa la stessa cosa: ci volete oggetti di proprietà degli uomini? Noi ci ribelliamo e vi portiamo davanti agli occhi le conseguenze di questa mentalità sbagliata.
Non direi che quelle ragazze hanno condannato il patriarcato dopo essersi sottomesse a quelle stesse idee, io direi, piuttosto, che lo hanno distrutto dall’interno: hanno preso possesso dei loro corpi e hanno usato la loro voce e questo non ha solo permesso che l’attenzione si spostasse sulla violenza di genere, ma ha anche distrutto lo stereotipo della bella ragazza stupida che è ignorante perché pensa al suo aspetto.

Io la vedo come una rivoluzione: ci siamo impossessate anche di questo e siamo un passo più vicine alla parità.

Quelle ragazze si meritano il nostro GRAZIE!

La Mucca Intellettuale

Sono La Mucca Intellettuale: ho 23 anni, ma ne dimostro 15, ho dei bellissimi occhiali arcobaleno che si appannano in ogni circostanza e sono troppo bassa per essere vera. Sono una studentessa e un’apprendista psicologa: sogno di studiare sessuologia per portare consapevolezza nelle scuole di tutto il mondo e di diventare la nemica numero 1 dei genitori anti-gender. Sono bisessuale e mi piace dire che esisto.

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