Marcia antifascista- 10 Anni dopo, Abba vive

Sabato 10 febbraio, a Milano, come sicuramente molti di voi già sapranno, il Tucamingo si è unito ad altre 20mila persone, in marcia contro il razzismo e contro il fascismo.
A mezz’ora dall’inizio della sfilata, piazza Oberdan, il luogo di incontro prefissato per l’evento, era ancora gremita di gente. Eravamo tanti, così tanti che, nonostante il corteo si fosse messo in moto già da un po’, gran parte di noi era rimasta in coda ancora ferma, lì, tra Corso Buenos Aires e i Bastioni di Porta Venezia.

Per tre ore abbiamo camminato per le strade della città, opponendo i nostri messaggi di parità, inclusione e rispetto agli episodi che hanno segnato le cronache italiane negli ultimi giorni e nell’ultimo secolo. Con gli elicotteri in volo sopra di noi, siamo andati avanti calmi e fieri; ogni passo si portava dietro la speranza di vedere un’Italia diversa: più consapevole, meno chiusa.
Non mi dilungherò nel descrivere lo scempio avuto luogo a Macerata, è ormai da tempo a tutti ben noto. Non mi dilungherò nemmeno a trascrivere i miei pensieri a riguardo, perché non vi svelerei niente di nuovo, immagino.

Ciò che voglio fare è riportare alla memoria di tutti un giovane ragazzo di 19 anni che nel settembre di dieci anni fa perse la vita proprio a Milano, proprio in via Zuretti, lì dove la manifestazione avrebbe dovuto fermarsi (prima di continuare poi fino in Piazza Duca D’Aosta, visto lo strepitoso numero di presenti).
Abba è stato ricordato sabato dagli organizzatori e le organizzatrici della marcia, è stato ricordato da noi quella sera, e vorrei riportare anche voi, lettori e lettrici, indietro di una manciata di anni.

Abba ( Abdoul Guibre) venne assassinato a colpi di spranga il 14 settembre 2008, colpevole del furto di un pacco di biscotti.
Abba, figlio di immigrati del Burkina Faso, quella sera era entrato in uno dei tanti bar milanesi con altri due amici di colore. I ragazzi, dopo aver rubato un pacchetto di dolcetti, vennero inseguiti dai due gestori del bar, padre e figlio, convinti, questi, che i ragazzi avessero preso l’incasso della notte. Tra i due gruppi volarono parole grosse e nessuno si comportò in modo civile e pacato, non c’è dubbio. Non c’è dubbio nemmeno del fatto che la colluttazione portò Daniele Cristofoli, il più giovane dei due baristi, a colpire Abba alla testa con un’asta di ferro di 70cm. Quel colpo avrebbe portato Abba alla morte, avvenuta poche ore dopo in ospedale.

Non si trattava di estremisti nostalgici, simpatizzanti per fazioni politiche apertamente razziste. Non avevano tatuaggi discutibili in fronte e molto probabilmente non custodivano gelosamente una copia del Mein Kampf in salotto. Eppure viene spontaneo chiedersi come sarebbero andate le cose se Abba e i suoi amici avessero avuto la pelle bianca.
I Cristofoli sarebbero andati in allarme allo stesso modo? Si sarebbero ugualmente spinti a pensare che un gruppetto di ragazzi poco più che adolescenti avesse potuto rubare in una mossa l’intero incasso della giornata? Avrebbero sentito ugualmente il bisogno di armarsi di spranga e bastone? E se anche le cose fossero andate allo stesso modo, avrebbero poi lasciato Abba, sanguinante, steso sulla strada?

Dopo la condanna di 15 anni e il tentativo dei Cristofoli di risarcire la famiglia Guibre con circa 175 mila euro (soldi prontamente rifiutati dai parenti di Abba), così le sorelle della vittima hanno commentato la vicenda:”Fino ad oggi credevo nella giustizia, ma la giustizia oggi mi ha fatto crollare per terra: sono troppo pochi gli anni a cui sono stati condannati”. “Mio fratello è stato ucciso per razzismo. Li ho guardati in faccia e ho capito che non si sono pentiti”.
Con questo articolo vorrei che arrivassero chiari alcuni messaggi, limpidi, ma che necessitano di essere ribaditi.

1) Il fascismo non è morto per sempre, checchè ne dica Minniti. Non possiamo mentirci a vicenda e non possiamo permettere che lo facciano i nostri politici. Il primo passo per risolvere un problema, qualsiasi esso sia, è riconoscerlo come tale.

2) Il fascismo è illegale secondo la nostra costituzione, e i nostalgici che inneggiano alla razza italica asciugandosi le lacrime patriottiche con il nostro tricolore dovrebbero tenerlo bene in mente.

3) Abba vive.

Il Capybara Femminista

Sono il Capybara Femminista, ho 23 anni, mi piace l’uvetta e ho una strana ossessione per gli incensi. Mi sentirai citare detti popolari in modo sconclusionato e fuori contesto. A quanto pare i film che preferisco sono quelli che la gente comunemente trova noiosi. Credo nel vero amore, nell’energia dell’universo e nel femminismo intersezionale.

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