Da grande sarò Artemisia Gentileschi

Da dove cominciare? Arte, amore saffico e processi per stupro sono solo alcune delle costanti della vita di questa donna, che in qualsiasi ambito della sua esistenza si è distinta per tenacia e avanguardia.

L’apprendistato presso il padre Orazio, artista affermato, rappresentò per Artemisia l’unico modo per esercitare l’arte. Alle donne dell’epoca, infatti, era vietato l’accesso alle scuole di formazione, così come, più in generale, all’intera sfera del lavoro. Una donna non poteva realizzarsi puramente come lavoratrice e il suo status sociale rimaneva quello ereditato dalla famiglia.

Artemisia mostrò un talento precoce che già a diciassette anni le permise di completare la prima tela, carica del realismo di Caravaggio (che conobbe personalmente).
I primi esercizi di pittura della giovane, però, ebbero per soggetto l’amica Tuzia e il figlio. Tuzia, inizialmente vicina di casa dei Gentileschi, divenne poi inquilina e compagna di Artemisia.

Decisamente non furono tutte rose e fiori per questa donna. Appena diciottenne, subì violenza sessuale da parte di Agostino Tassi. Inutili furono le resistenze che la ragazza oppose, Tassi non si fermò nemmeno quando, come Artemisia stessa racconta in tribunale durante il processo, “avanti che lo mettesse dentro anco gli detti una stretta al membro che gli ne levai anco un pezzo”.
Artemisia trascinò il suo stupratore in tribunale, ma non trovò fine alle ingiustizie subite. Il padre Orazio, infatti, denunciò il Tassi non tanto per la violenza compiuta, ma per non aver “rimediato” con un matrimonio riparatore. Non biasimiamo di certo il Tassi, che con una moglie a carico e una relazione incestuosa in corso, aveva già il suo bel da fare.
Il processo si concluse con una lieve condanna del Tassi e un matrimonio che Orazio impose ad Artemisia per recuperare un minimo di “onorabilità sociale”.

L’arte di Artemisia si carica dello spirito di rivalsa di una donna forte, ma dalla vita travagliata. Nelle figure storiche femminili che popolano i suoi quadri, leggiamo i tratti della giovane pittrice, e nelle vicende sanguinolente in cui queste sono coinvolte, il desiderio di punire gli uomini che l’avevano oppressa.

Il Capybara Femminista

Sono il Capybara Femminista, ho 23 anni, mi piace l’uvetta e ho una strana ossessione per gli incensi. Mi sentirai citare detti popolari in modo sconclusionato e fuori contesto. A quanto pare i film che preferisco sono quelli che la gente comunemente trova noiosi. Credo nel vero amore, nell’energia dell’universo e nel femminismo intersezionale.

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