#combattIVA

Quando le mestruazioni sono diventate parte della mia vita, avevo da poco compiuto 11 anni.
Era il gennaio del 2007 e non ne avevo alcuna voglia: cambiarsi ogni notte prima di andare a dormire, rischiare di sporcarsi e sporcare la sedia a scuola (consapevole della vergogna che questo avrebbe portato perché, si sa, il ciclo mestruale è il male, altrimenti non farebbe rima), sopportare i dolori erano tutte cose che non avevo voglia di fare.
Poi sono cresciuta e ho fatto i conti con un’altra realtà e un’altra cosa che non ho voglia di fare: pagare gli assorbenti come un bene di lusso.

Sì, lo so che queste parole evocano l’immagine di un pacchetto di Lines fatto d’oro in un bagno di diamanti, ma è molto meno scintillante di così.

Attualmente, l’IVA (ovvero l’Imposta sul Valore Aggiunto) che viene applicata sugli assorbenti equivale al 22% del costo, ovvero a quella che lo stato impone sui beni che non considera fondamentali per la vita: il cibo ha un’impostazione più bassa, perché serve per vivere, gli assorbenti ce l’hanno più alta perché, a quanto pare, non voler scomparire nel proprio sangue per una settimana intera ogni mese, con tutte le conseguenze dal punto di vista dell’igiene e della salute, è un lusso.
È un capriccio, capite?
Come l’ennesimo giocattolo comprato a un bambino miliardario che non la pianta di strillare.

Ora, non lo so chi ha fatto educazione sessuale a quell’elemento nel nostro Governo che ha pensato bene di considerare gli assorbenti un bene di lusso, ma visto che ha palesemente fallito, ora provo a fare un riassunto di Anatomia 101 in pieno stile #EsplorandoIlCorpoUmano, sperando sia sufficientemente a prova di idiota:

Quando in un corpo si sviluppa l’apparato riproduttore femminile, si avranno, con buona probabilità, un utero e due ovaie. Quando questo corpo è abbastanza grande, gli ormoni, come pozioni magiche, danno il via al ciclo mestruale, un processo naturale quanto mangiare e respirare, che possiamo, senza problemi, collocare tra le cose fondamentali della vita di questo corpo ormai cresciuto.
Equivale a vivere, non è un capriccio: DOBBIAMO prenderci cura delle mestruazioni perché sono parte della nostra vita.
Si immagini lei, Signor 22%, di dover pagare una tassa ogni volta che varca la soglia del bagno per dare la possibilità al suo corpo di non collassare su se stesso quando torna da un pranzo domenicale a casa della nonna!

Ecco, noi lo facciamo.
Ogni mese, per vivere, paghiamo una tassa.
Volete un’idea di quanto spendiamo?
Prendo il mio esempio: io spendo, in media, intorno ai €6 al mese in assorbenti e ho le mestruazioni dal gennaio 2007. Ora ho 22 anni e posso stimare che andrò in menopausa intorno ai 50, quindi nel, 2045. Fanno 38 anni di cicli mestruali. Calcoliamo che ogni anno ha 12 mesi, quindi 12 cicli, e, nonostante le mie scarse doti in matematica, con una semplice moltiplicazione, possiamo dire che arriverò a pagare poco meno di €3.000 di tassa per vivere.

Vi sembra giusto?

Qualcuno obietterà che ci sono alternative agli assorbenti, come la coppetta, milioni di volte più ecologica e, a detta di molte, anche estremamente confortevole. Beh, l’IVA al 22% sta anche su quella e non ho intenzione di pagarla solo perché la pagherei meno spesso.

Dunque, cosa fare?

È attiva in questo momento una campagna per chiedere di abbassare la tassa sugli assorbenti e sulle altre soluzioni (come la coppetta o gli assorbenti lavabili) in modo che non vengano più considerati beni di lusso.
Per aiutarci a sensibilizzare non dovete far altro che scattarvi una foto con un post-it rosa con l’hashtag #combattIVA e postarla su ogni profilo o pagina social che gestite, invitando chi vi segue a fare la stessa cosa.

Io vi invito a farlo e voglio lanciare una sfida ancora più bella: uomini, io ci conto, quanti di voi se la sentono di farlo?

La Mucca Intellettuale

Sono La Mucca Intellettuale: ho 23 anni, ma ne dimostro 15, ho dei bellissimi occhiali arcobaleno che si appannano in ogni circostanza e sono troppo bassa per essere vera. Sono una studentessa e un’apprendista psicologa: sogno di studiare sessuologia per portare consapevolezza nelle scuole di tutto il mondo e di diventare la nemica numero 1 dei genitori anti-gender. Sono bisessuale e mi piace dire che esisto.

Rispondi