Anti-Body Positive: la risposta definitiva

Qualche giorno fa, mi sono imbattuta nell’ennesimo articolo che tentava di denigrare l’importantissimo impegno del movimento Body Positive dicendo che questo tipo di attivismo promuove uno stile di vita malsano. Ho deciso, perciò, che è arrivato il momento di fare una riflessione completa sul tema, perché non ne posso più di vedere attaccato il movimento da persone che dimostrano solo di avere troppa paura di ingrassare e non rientrare più negli standard sociali che hanno appreso e non sono in grado di lasciare.

Iniziamo dalle basi: il movimento si batte per affermare la validità di tutti i corpi e la loro bellezza, un’idea di bellezza scardinata da modelli imposti da rappresentazioni nocive e totalmente inclusiva rispetto alla diversità. Ma visto che dentro ci stanno anche le donne oltre la 42, c’è chi non riesce ad accettarlo e che, tutte le volte che si parla di questo, non fa altro che scagliarsi contro il grasso urlando che è una malattia.

In questo modo, però, ci si dimentica che questa lotta appartiene a tutt*, anche e soprattutto a quelle persone che hanno corpi non conformi per disabilità fisiche, disforia, transizione, colore della pelle, malattie, amputazioni, particolarità genetiche, condizioni intersex, scelte personali e un’infinità di altre possibilità che vengono lasciate fuori perché c’è l’urgenza di dire che i grassi fanno schifo, mentre ci si nasconde dietro un falso interesse per la salute altrui.

Parlando di salute, trovo molto divertente che si pensi alla body positivity come alla propaganda di una malattia, mentre le rappresentazioni mainstream non fanno altro che rafforzare ruoli di genere dannosi.

Per capirci meglio, un esempio direttamente dalla mia esperienza.

Io sono cresciuta nell’esaltazione dell’anoressia, del magro, magrissimo, di quell’invisibile che si raggiunge solo con disturbi alimentari e che era celebrato come un traguardo. Nel frattempo, da una parte mi si ricordava che stavo ingrassando e “poi quando vedi le altre al mare sei invidiosa”; dall’altro mi si biasimava per qualunque genere di parvenza di interesse nei confronti del mio corpo, perché “non puoi essere stupida come tutte le altre, non puoi pensare solo all’aspetto fisico”. Commenti di questo tipo mi fecero stare male al punto da farmi rifiutare davvero la cura de mio corpo, portandomi a danneggiarlo.

Solo più tardi capii che il problema non ero io, ma gli adulti dell’epoca che mi sessualizzavano tanto da notare il mio seno a dieci anni e da farmi presente che non ero più di loro gusto quando a undici la mia pancia era più visibile. E così come io dovevo subire certi commenti oggettivanti, allo stesso modo, più si cresceva e più sui ragazzi pendeva la spada di Damocle della virilità: guai a sembrare una “femminuccia”, guai a passare per “frocio”.

Mi pare evidente, quindi, che non si tratta di propagandare l’uno o l’altro corpo o stile di vita, ma di un palese problema di sessismo, che colpisce uomini e donne (ma soprattutto ragazzi e ragazze) in modi diversi e per ragioni diverse, ma che sono facce della stessa medaglia.

Ecco perché il Body Positive è importante. Ecco perché inventare argomentazioni senza alcuna validità al solo scopo di screditarlo significa essere miopi e remare contro la salute mentale e fisica di chi, in questo movimento trova rappresentazione e riscatto.

Sono La Mucca Intellettuale: ho 23 anni, ma ne dimostro 15, ho dei bellissimi occhiali arcobaleno che si appannano in ogni circostanza e sono troppo bassa per essere vera. Sono una studentessa e un’apprendista psicologa: sogno di studiare sessuologia per portare consapevolezza nelle scuole di tutto il mondo e di diventare la nemica numero 1 dei genitori anti-gender. Sono bisessuale e mi piace dire che esisto.

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