Un alleato di troppo: quando la comunità queer può fare a meno di te

Finalmente è arrivato giugno e, come ogni anno, l’aria di Pride si fa sentire ogni secondo di più: si fa a gara a chi ha il cartello più sassy, si fanno sessioni interminabili tra amic* per decidere l’outfit più frocyo da sfoggiare e si cerca in fretta e furia di trovare un’asta per la bandiera che vogliamo portare (e che puntualmente ci ritroviamo a dover indossare, morendo di caldo sotto il tessuto sintetico).

Ma, in mezzo a tutte queste cose belle, anche quest’anno, come sempre, ci ritroviamo a far fronte a una piaga che sembra impossibile da sconfiggere: i finti alleati.

Sia chiaro, anch’io mi rendo conto che il Pride viene vissuto in modo poco politico anche da alcune persone che stanno all’interno della comunità, compres* chi fa attivismo (vivo a Milano, conosco bene queste situazioni), ma credo che dopo cinquant’anni di strumentalizzazioni sia arrivato il momento di prendere una posizione politica nei confronti di chi finge di stare dalla nostra parte, ma poi non sostiene le nostre battaglie.

Più mi guardo intorno, soprattutto in questo periodo, più mi rendo conto che manifestare colorati, pieni di glitter e ballando Lady Gaga, può aver creato un equivoco che ha portato troppi etero cisgender a definirsi “ally” solo perché vengono a farsi una birra dietro al carro di qualche multinazionale che decide di invadere i Pride.

Quindi eccomi qui a spiegare perché non saranno una parrucca arcobaleno e qualche hashtag a rendervi ben accetti nel movimento e alle nostre marce.

Se ogni anno scendiamo in piazza più esagerat* che mai, è per rivendicare il nostro diritto ad esistere così come siamo, mentre veniamo definiti sbagliati, invertiti, pervertiti.
Se invadiamo le strade di ogni città rivendicando il nostro orgoglio di essere noi stess*, è perché da sempre veniamo marchiati a fuoco con un’etichetta di vergogna.
Se non facciamo un passo indietro nel nostro essere indecoros* sfidando bigottismo ed etero-cis normatività, è perché ancora la nostra esistenza è minacciata da costanti attacchi fascisti che provengono anche dai nostri governi.

Quindi, se ancora credete che la lotta che portiamo avanti quotidianamente per l’esistenza non sia politica e non meriti dignità, penso di poter parlare a nome di molt* se vi chiedo di smettere di definirvi nostri alleati.

Perché non siete alleati se ciò che vi interessa è trovare un gadget arcobaleno da mettere a qualche serata (“serata gay” magari, così in mezzo si frocy potete fare le pazzeh).
Non siete alleati se il supporto alla comunità c’è solo quando potete postare una Instagram story mentre urlate IFYOUWANNABEMYLOVER con le collane di fiori al collo o mentre ondeggiate le braccia perché dal carro di Netflix si sentono i 4 non blondes.
Non lo siete se il giorno prima della parata andate a caccia di magliette arcobaleno per negozi di fast fashion, incuranti del fatto che nei Paesi dove sono state cucite veniamo condannati alla pena di morte.
Non lo siete quando pensate di essere “Gay friendly” perché andate a bere nel locale gaio della città.
Non lo siete se non lo siete tutto l’anno e tutto l’anno vi incazzate al nostro fianco, in una vera e costante lotta intersezionale.
Non lo siete se usate il nostro spazio per emergere e neanche se le mie parole vi stanno facendo pensare che non ci va mai bene niente e non siamo riconoscenti.

La vera alleanza, quella che porta supporto alla comunità LGBTQIA+ e un valore aggiunto alla battaglia intersezionale che portiamo avanti insieme, è quella che non ha paura di portare bandiere che non sono le proprie. Si diventa alleati quando si sostiene con empatia quel momento di liberazione e orgoglio che è il coming out accogliendo (quando lo si ascolta per la prima volta) ed esprimendo forza e supporto quando si accompagna qualcun* in questo percorso.
Essere alleati significa marciare al fianco de* propr* figl*, amic*, parenti e familiari di qualsiasi grado dimostrando di essere genitori, fratelli, sorelle, amici, amiche, zii e nonne orgogliose; vuol dire non aver paura di essere scambiato per un* noi e provare la stessa rabbia davanti alle aggressioni fasciste che subiamo. Siete alleati se non date per scontata l’eterosessualità di nessun*, se vi preoccupate di chiedere a tutte le persone che incontrate con quale genere preferiscono che vi rivolgiate a loro e se rispettate la loro autodeterminazione. L’alleanza viene fuori quando dimostrate di voler decostruire l’eteropatriarcato cis normato che ci opprime e quando lo fate attivamente ogni giorno; si vede quando anziché lamentarvi perché abbiamo “troppe etichette, l’amore è amore”, fate un passo indietro e ci ascoltate mentre raccontiamo la nostra esperienza, con la volontà di comprendere concetti che fino a un attimo prima erano oscuri; si esprime alzando la voce al nostro fianco, non al nostro posto.

In definitiva, un alleato non è chi crede di essere migliore e si aspetta una ricompensa solo perché è una persona decente, ma chi sfrutta il proprio privilegio per portare avanti la nostra lotta per l’Orgoglio.

Sono La Mucca Intellettuale: ho 23 anni, ma ne dimostro 15, ho dei bellissimi occhiali arcobaleno che si appannano in ogni circostanza e sono troppo bassa per essere vera. Sono una studentessa e un’apprendista psicologa: sogno di studiare sessuologia per portare consapevolezza nelle scuole di tutto il mondo e di diventare la nemica numero 1 dei genitori anti-gender. Sono bisessuale e mi piace dire che esisto.

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