Tucomingout #12 I ghei portano le malattie

Venerdì, 1 dicembre, il mondo ha celebrato la Giornata Mondiale per la Lotta all’AIDS, un momento di riflessione e impegno di cui, purtroppo, l’umanità continua ad avere un grande bisogno perché questa malattia è ancora molto lontana dall’essere debellata, perché molto spesso non si conoscono rischi e sintomi e perché rimane irrimediabilmente ancorata agli stessi stereotipi da trent’anni. Se avete qualche anno in più di me, vi ricorderete di quella angosciante pubblicità con il contagio rappresentato da un alone rosa fluorescente che si espandeva a macchia d’olio con il semplice contatto e di quanto abbia contribuito a diffondere ignoranza in merito, ma certamente vi suoneranno ancora più familiari i luoghi comuni che vedevano questa malattia come una prerogativa delle prostitute, dei “drogati” e degli omosessuali.

Io non ho vissuto negli anni ’80, sono al mondo solo da poco più di un paio di decenni, ma gli stereotipi li ho studiati bene e li ho visti: se la prostituzione e l’uso di sostanze sembrano essersi liberati da questo stigma, per lasciare maggiore spazio ad altri tipi di pregiudizi, pare che non si sia verificata la stessa cosa per quanto riguarda l’omosessualità: a distanza di trent’anni, l’AIDS è ancora “la malattia dei ghei”.

Una grande prova della diffusione di questo comune modo di pensare sta nella disinformazione e nell’ingenua ignoranza, comune a molte persone, in merito a questo argomento: poca preoccupazione da parte delle famiglie di informare i figli sulle malattie sessualmente trasmissibili (perché siamo tutti convinti che i nostri pargoli siano tutti completamente privi di qualunque pulsione sessuale) e scarsa possibilità di reperire gli strumenti necessari alla prevenzione nei corsi di educazione sessuale nelle scuole, che in molti casi non vengono svolti in maniera corretta (spesso se ne parla poco, si lascia che ci sia confusione tra malattia e virus, non vengono spiegati i rischi e i modi in cui il virus si contrae o meno, capita che il preservativo non venga neanche nominato).

Certo, ci sono anche alcuni aspetti positivi: questo stereotipo è così radicato che gran parte della sensibilizzazione contro lo stigma e per la prevenzione del contagio arriva dall’interno della comunità LGBT.

Da una parte, questo ci può far pensare positivo, nella speranza che ci sia almeno una parte di popolazione, particolarmente preoccupata e impegnata in merito, che presta attenzione a non contrarre e diffondere il virus, ma dall’altra, quando tra le opzioni di Grindr si trova anche la possibilità di indicare se sei positivo o negativo al test dell’HIV, viene automatico chiedersi quando questo stereotipo, causa di dannosi pregiudizi, avrà una fine.

E qui c’è da fare attenzione: il fatto che esista uno stereotipo che aumenta il pregiudizio verso una minoranza sessuale non è una cosa che possiamo guardare solo dall’esterno.

Se questo tipo di convinzione non viene sradicata, risulterà sempre più difficile debellare questa malattia in quanto ci sarà sempre un grande numero di persone non interessate alla prevenzione, poiché convinte di non averne bisogno, che avranno, quindi, un’alta probabilità di contrarre il virus e, così, di diffonderlo, contribuendo ad alimentare un grave problema di salute pubblica.

Ora, è chiaro che il mondo non sta finendo e che lo scenario post-apocalittico che ho appena descritto non è ciò che ci farà estinguere se solo pensiamo di accoppiarci, ma è molto importante tenere a mente i rischi e agire in maniera preventiva, perciò vi lascio con un appello, chiedendovi di fare due cose fondamentali:

  1. Informatevi e informate
  2. Usate sempre e comunque il preservativo

La Mucca Intellettuale

Sono La Mucca Intellettuale: ho 23 anni, ma ne dimostro 15, ho dei bellissimi occhiali arcobaleno che si appannano in ogni circostanza e sono troppo bassa per essere vera. Sono una studentessa e un’apprendista psicologa: sogno di studiare sessuologia per portare consapevolezza nelle scuole di tutto il mondo e di diventare la nemica numero 1 dei genitori anti-gender. Sono bisessuale e mi piace dire che esisto.

One comment on “Tucomingout #12 I ghei portano le malattie

  • skoliosessualità , Direct link to comment

    Purtroppo hai ragione, quella pubblicità dell’alone rosa ha creato terrore più che consapevolezza. Oggi tiamo ancora pagando il prezzo di questa disinformazione.

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