Tucomingout #20 Africa e Gay culture: una questione pre-coloniale

Nei culti tradizionali africani, la sessualità ha sempre avuto una forte connotazione spirituale e non è mai stata concepita come qualcosa di cui avere vergogna. Durante l’epoca pre-coloniale tutte le espressioni della sfera sessuale non erano soggette ad alcun tipo di limitazione. Neanche i comportamenti omosessuali, che anzi erano abbastanza comuni nelle comunità di minatori, fra i ragazzi – prima del matrimonio, ma anche fra le donne adulte, che usavano darsi baci passionali sulla bocca come gesti quotidiani di affetto. Insomma, l’omosessualità non era certo un tabù.

Le popolazioni africane non avevano un termine preciso per indicare chi praticava atti omosessuali: si riferivano alle azioni, ai sentimenti, ma non erano soliti categorizzare le persone come siamo abituati a fare noi occidentali. La sessualità era concepita come espressione fluida di una forza mistica, che, in quanto tale, non poteva certo essere statica o cristallizzata nel tempo.

Tuttavia, l’arrivo dei bianchi nelle terre abitate dalle popolazioni autoctone portò tanti cambiamenti culturali. Infatti, dato che i primi coloni non riconobbero l’immenso valore intrinseco di quelle comunità, si convinsero che fossero sotto civilizzate, primitive, e che non fossero dotate di nessuna dote morale o intellettuale che valesse la pena di preservare.

Gli europei finirono per rendere schiavi gli indigeni, sfruttarono con scelleratezza le loro terre e le loro risorse, e si convinsero che queste atrocità fossero atti necessari al fine della loro civilizzazione.

Per compiere questa “missione”, gli occidentali imposero nelle comunità africane un sistema di regole e leggi oppressive del tutto noncurante della loro peculiare cultura, e furono in particolare modo i missionari, nel portare avanti un processo di evangelizzazione, a sottoporre ai nativi un sistema di valori e norme comportamentali ispirate al cristianesimo. I risultati dell’ingerenza europea furono la repressione delle credenze originali e l’oblio delle tradizioni, senza considerare gli effetti a lungo termine dell’egemonia colonialista che hanno ancora forti ripercussioni sulla situazione economica e sociale di tanti paesi africani.

L’ abbandono dei culti tradizionali ha riguardato anche la concezione spirituale della sfera sessuale, e di conseguenza gli atteggiamenti verso l’omosessualità. È difficile tracciare un quadro esaustivo perché le tradizioni venivano tramandate soprattutto per via orale: ciò che è certo è che queste percezioni sono state soppiantate dalla visione cristiana dell’omosessualità, condannata come atto proibito, adultero e peccaminoso dato che occorreva al di fuori del legame coniugale. Come se non bastasse, essa fu anche dipinta come sovversione all’ordine divino prestabilito, generata da una forza oscura e distruttiva.

La demonizzazione dell’omosessualità fu efficace nel cancellare dalla memoria dei nativi ogni traccia delle precedenti usanze, e nell’instillare in loro un sentimento di repulsione e rifiuto degli atteggiamenti omosessuali.

Infatti, nei secoli successivi, gli studi antropologici – chiaramente condotti dagli europei – hanno negato categoricamente l’esistenza dell’omosessualità in Africa. Gli studiosi portarono avanti questa teoria osservando il totale rifiuto nei confronti dell’omosessualità e basandosi sulla convinzione che le popolazioni tribali fossero assai rozze e poco evolute, e che pertanto le persone fossero guidate solamente dagli istinti, dalle pulsioni più semplici e rudimentali, fra cui appariva ovviamente l’accoppiamento eterosessuale e la riproduzione biologica, cui dovevano essere dedicate tutte le energie sessuali disponibili.

Qualche ricercatore si è spinto ad affermare che l’omosessualità sia stata un’importazione coloniale. Niente di più falso. I coloni hanno esercitato una pressione così forte nella struttura sociale dei nativi, che questi hanno persino dimenticato che i comportamenti omosessuali erano comuni e rispettati prima dell’arrivo dell’uomo bianco. Gli europei hanno introdotto un clima di sospetto, di repressione e intolleranza nei confronti dell’omosessualità, e gli indigeni hanno iniziato a stigmatizzarla e condannarla. Si potrebbe parlare a buon titolo di esportazione dell’omofobia, nonostante i coloni abbiano fatto dell’esportazione della democrazia il loro motto. Questa potrebbe sembrare una missione nobile, ma la verità è che imporre il proprio stile di vita come se fosse l’unico possibile, l’unico giusto e l’unico auspicabile è già di per sé disumano, ma cancellare il patrimonio storico e culturale di intere popolazioni è ancora più atroce.

La Pecorina Smarrita

Ovino ventenne con una passione smodata per la lettura e la scrittura. Non perdo occasione di lanciare una polemica, sono incredibilmente fastidioso e petulante: insomma, un vero spasso. Ho una passione malsana per i giochi di parole col mio nome e un accento cagliaritano tremendamente sexy.

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