#Tucamingout 19 Omocausto: Qualcuno girava a destra

Il 27 gennaio di ogni anno viene celebrata la Giornata della Memoria, in occasione dell’anniversario dell’apertura dei cancelli del campo di concentramento di Auschwitz e la liberazione dei prigionieri.

Le persone rinchiuse erano di tutti i tipi: soprattutto di origine ebrea, ma anche dissidenti politici, malati, Testimoni di Geova, rom, sinti, e in generale tutti coloro che erano scomodi al regime di Hitler. Fra di loro c’erano anche gli omosessuali.

Le oppressioni ai danni degli omosessuali da parte della Germania nazista iniziarono con la modifica, nel 1935, di un articolo del codice penale chiamato Paragrafo 175. La versione originale risale alla fine del 1800 e già condannava la “fornicazione fra due uomini”, considerata “contro natura”, ma i nazisti ne ampliarono il raggio d’azione. Tuttavia, non tutti i condannati furono condotti ai campi. Il Paragrafo 175 venne abrogato solamente nel 1994.

Per indicare la persecuzione nazista contro gli omosessuali si utilizza il termine Omocausto. È difficile dare una stima delle sole vittime omosessuali, perché in molti furono deportati in quanto appartenevano a più d’una delle categorie prese di mira.
Il simbolo cucito sulle vesti dei deportati omosessuali è il tristemente noto triangolo rosa, che rimandava all’idea di femminile e di effemminato, mentre le donne lesbiche portavano un triangolo nero.

Ogni anno, in occasione della Giornata della Memoria, su internet campeggiano slogan sulla falsariga del “Perché non accada mai più”.

Ho sempre trovato tale espressione molto efficace, ma ha iniziato a perdere significato, e anzi impregnarsi di ipocrisia, quando per molti sono diventate parole quasi di rito, e sembrano avere perso il forte carattere evocativo che le ha contraddistinte. Mi chiedo: come si può ricordare, avere “Memoria” e preservarci dagli orrori del passato senza riflettere in maniera completa, critica e adeguata sul passato e sul presente?

Troppo spesso proviamo disinteresse verso le ingiustizie che non ci riguardano in prima persona, come se fosse diventato normale azzerare l’empatia nei confronti del prossimo. Questo è ciò che questa ricorrenza si propone di evitare: che la nostra coscienza funzioni come un orologio a cucù che suona solamente il 27 gennaio, mentre dovrebbe rimanere sempre vigile.

Se fossimo davvero vigili, saremmo consapevoli delle dinamiche in cui siamo immersi e ci renderemmo conto che proprio adesso, nel mondo le persecuzioni contro tutt* le persone non etero-cis normate non si sono fermate e anzi continuano nella generale noncuranza.

Diciamo “Perché non accada mai più” ma un terzo degli Stati del mondo ha un impianto normativo che prevede la criminalizzazione dei comportamenti non eterosessuali e delle identità ed espressioni non conformi al modello binario.

Diciamo “Perché non accada mai più” ma proprio adesso in Cecenia si sta consumando una gravissima violazione dei diritti delle persone LGBT+ che va avanti dai primi mesi del 2017. Una repressione sistematica che consiste in torture, rapimenti e detenzioni illecite, violenze fisiche e psicologiche e che viene negata dalle autorità locali che si spingono a dichiarare che in Cecenia i gay non esistono e che se anche fossero esistiti ci avrebbero pensato le loro famiglie ad umiliarli.

Diciamo “Perché non accada mai più” ma questa è la Storia che ci passa davanti. Quando ci chiederemo di nuovo come mai possa essere successo che le persone sparissero senza che nessuno muovesse un dito, ecco: è successo così.

Io stesso ho spesso dato per scontato il mio privilegio, e ho lasciato che la mia coscienza si atrofizzasse. C’è stato un momento, nello scorso giugno, che mi ha risvegliato dal torpore. Stavo per partecipare al mio primo Pride a Milano. Io e un gruppo ben nutrito di amici ci siamo ritrovati vicino alla Stazione Centrale, dove partiva il corteo, e la abbiamo costeggiata sul lato sinistro. Ad un tratto, abbiamo visto alla nostra destra l’ingresso del Memoriale della Shoah. Dietro quelle porte si trova il famigerato binario 21 da cui partivano i treni per ignota destinazione, carichi di persone che non avrebbero mai fatto ritorno.

Ecco, questa era la scena: una trentina di persone LGBT+ che passavano davanti al binario 21 per andare a un Pride. Un mio amico, sospirando amaramente, ha osservato: “E pensare che… settanta anni fa… qualcuno di noi avrebbe girato a destra”.

La Pecorina Smarrita

Ovino ventenne con una passione smodata per la lettura e la scrittura. Non perdo occasione di lanciare una polemica, sono incredibilmente fastidioso e petulante: insomma, un vero spasso. Ho una passione malsana per i giochi di parole col mio nome e un accento cagliaritano tremendamente sexy.

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