#Tucamingout 17 Ho subito outing e mi dispiace eccome

Buongiorno fiorellino! Oggi voglio raccontarti una vicenda personale e cercare di ricamarci intorno una riflessione generale, perché sono convinto che dalle brutte esperienze si possa comunque generare un circolo virtuoso di cultura, supporto e premura.

Per una adeguata comprensione del discorso, deve essere chiara la distinzione fra outing e coming out: quando una persona rivela il suo orientamento sessuale, si parla di coming out, che è un gesto volontario e viene compiuto dal diretto interessato.
Per outing si intende invece il momento in cui qualcuno rivela l’orientamento sessuale di un’altra persona, senza che quest’ultima sia consenziente.
È possibile parlare di outing anche quando avviene senza malizia e con buone intenzioni.

Il coming out è un’esperienza fondante, personale e super delicata. Non tutt* decidono di compiere coming out, e va bene così, perché deve essere assolutamente libero. È un momento sacro. Può essere liberatorio, può andare storto, ma parte dell’esperienza è anche quella di prendere le redini della situazione e cercare di farla virare a nostro favore. Il coming out può diventare anche gesto estremo di lotta politica, o un momento di sfogo e liberazione dal peso di una maschera dietro cui la società ci impone di nasconderci.

Sia chiaro: devono essere le persone queer a decidere se, quando, a chi, in quali termini e in quali modi compiere coming out.

Ecco, nel fare outing verso qualcuno stiamo depredando quella persona del controllo su una situazione intima e personale. Privare le persone della libertà di scegliere se e quando fare coming out è un gesto irresponsabile e con conseguenze potenzialmente irreparabili.

A me è successo di subire outing. Più volte.

Ne ho avuto notizia solo di recente, nonostante il fatto risalga a qualche anno fa.

Ho avuto un’amica fidata all’inizio delle scuole superiori. Una volta preso coscienza della mia condizione, per me è stato naturale condividere con lei questo lato di me. Avevo piena fiducia nel suo silenzio. Una volta che l’intensità del rapporto è andata naturalmente scemando, sono venuto a conoscenza del fatto che – quando ancora riponevo piena fiducia in lei – aveva rivelato la mia omosessualità a buona parte dei miei compagni di classe, senza considerare alcuni dei loro genitori, e chissà quanti altri conoscenti di cui non sono al corrente.

Nel commentare questa vicenda spiacevole che – per mia fortuna – si è svolta e conclusa senza conseguenze per me, vorrei partire da una domanda: non abbiamo di meglio di cui discutere? È davvero necessario parlare della vita sentimentale e/o sessuale di terze persone non partecipanti alla conversazione? Mi sono decisamente perso il passaggio in cui i miei partner diventano argomento di discussione più interessante della tua vita.

Al di là dell’umorismo, ciò che mi sembra assurdo è la totale nonchalance nel tradire la fiducia che gli altri ripongono in te. Ho individuato due possibili spiegazioni, ma lascio a voi il compito di metterle in una scala di gravità.
La prima è la cattiveria: si rivelano dettagli della mia vita privata perché si trae una lugubre soddisfazione dallo scherno e dalla sofferenza che conseguirà nei miei confronti. Le persone piccole hanno bisogno di far sentire piccoli gli altri per sentirsi grandi.
La seconda è l’ignoranza: si parla del mio orientamento sessuale / identità di genere non eterosessuale/cisgender e lo si fa con naturalezza e nella piena convinzione che non ci sia niente di sbagliato. Tristemente, basterebbe leggere un giornale per capire la quantità di odio omobitransfobico che serpeggia al giorno d’oggi. Non avere idea della situazione corrente è perdonabile. Non essere consapevoli di una problematica di tale caratura dopo che te lo spiegano, dopo che lo senti in testimonianza diretta, è ingiustificabile.

Nel mio caso specifico, non ho sopportato che una questione così intima diventasse un qualunque argomento di chiacchiere. Mi sono sentito impotente e impaurito, perché non avevo coscienza di quali altri miei segreti non erano più tali. Mi ha fatto male, sapere che non avrei mai potuto avere indietro la libertà di parlare del mio orientamento sessuale secondo le mie regole.

Per mia fortuna gli effetti tangibili sulla mia vita sono stati arginati e ho gestito bene le emozioni derivanti dal fattaccio. Però mi sono sempre chiesto: e se fosse accaduto a una persona fragile? A una persona sola? Il solo pensare al ventaglio di possibili esiti mi inorridisce.

Non esistono situazioni nelle quali possiamo arrogarci il diritto di scelta altrui. Non ci sono situazioni in cui un outing è giustificabile.
Scrivo queste righe perché vorrei che nessun altro si sentisse come me. E ho portato la mia testimonianza perché sia possibile capire le conseguenze di un outing e di un pezzo di libertà che se ne va per non tornare mai più.

La Pecorina Smarrita

Ovino ventenne con una passione smodata per la lettura e la scrittura. Non perdo occasione di lanciare una polemica, sono incredibilmente fastidioso e petulante: insomma, un vero spasso. Ho una passione malsana per i giochi di parole col mio nome e un accento cagliaritano tremendamente sexy.

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