Tucomingout #16 Salvini e Di Maio: tra satira e omosessualità

Ciao fiorellino!
In questo articolo parleremo della coppia più controversa, discussa, chiacchierata e paparazzata d’Italia. Ne abbiamo seguito le prime fasi del corteggiamento con apprensione e il fiato sospeso, i riflettori puntati sui loro tira e molla che hanno emozionato grandi e piccini, fino ad arrivare al coronamento della loro unione con un accordo di Governo.

Che, non pensavate mica parlassi di Chiara Ferragni e Fedez?

Mi riferisco invece ai due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Non entrerò nel merito della loro alleanza politica, perché non è questo il mio obiettivo e banalmente non ho le competenze per farlo.

Volevo invece raccontarti di come mi sono imbattuto in alcune vignette satiriche che hanno prima provocato in me una risata fragorosa, poi mi hanno messo di fronte a un dilemma: Perché ho riso?

La prima vignetta in questione figura un Luigi Di Maio che regge in mano l’edizione del Time con la faccia di Matteo Salvini in copertina. Di Maio appare con le guance arrossate, seduto sul trono (sì, sul cesso insomma) e con le braghe abbassate, nell’atto di una masturbazione.

Nella seconda troviamo i due politici a torso nudo, seduti sul letto coniugale e avvolti da lenzuola verdi di gusto discutibile. Salvini chiede a Di Maio se ci sia qualche problema, e dopo alcune ritrosie Di Maio piazza una scenata di gelosia nei confronti del “nanetto”, Berlusconi, alleato di Salvini alle elezioni. Di Maio ha le lacrime agli occhi, mentre Salvini appare distaccato, anaffettivo.

Davanti ad entrambe, ho riso. Di gusto.

Poi mi sono chiesto: perché sto ridendo? La sola domanda ha causato in me un senso di disagio e inadeguatezza. Per qualche motivo, sentivo che ridere di quelle vignette portava con sé un problema, ma non capivo quale.

Ci sono altre vignette in cui i politici sono sempre rappresentati come coppia verosimilmente omosessuale, che mi hanno divertito ma non mi hanno fatto storcere il naso. Vederli rappresentati come coppia gay a fini satirici non mi causava problemi.

Allora cosa distingueva alcune vignette da altre? Ho riflettuto e mi ci sono arrovellato per un po’, ma penso di essere giunto alla conclusione che questo problema possa essere ascritto a una situazione più generale che vale la pena di sottolineare, ed è la rappresentazione delle coppie gay e lesbiche.

Presumo che l’intenzione dell’artista fosse raffigurare un Di Maio succube e subalterno al suo omologo, timido, impacciato, inesperto rispetto a Salvini, che ha gli attributi di forza, virilità, risolutezza. È probabile che non fosse questo l’intento, è una lettura personale che ho dato delle vignette ma che sembra calzante.

Nella sua intenzione di rappresentare una situazione di poteri squilibrata, sceglie di farlo investendo i due politici dei ruoli stereotipati di “gay maschile” e “gay femminile”.

Nell’immaginario collettivo la coppia omosessuale viene “eterosessualizzata”. Ai due partner vengono attribuite le caratteristiche (tipicamente) “maschili” e “femminili”: delicatezza contrapposta a determinazione, obbedienza e intraprendenza, e via discorrendo.

La questione è di per sé problematica in una coppia eterosessuale, in cui si sono stanno sempre più ammorbidendo (senza avere il buon gusto di scomparire) i ruoli di genere rigidissimi della società patriarcale, ma è ancora più insensata in una coppia omosessuale, che è già slegata al concetto di famiglia “tradizionale”.
Sarebbe ora di iniziare a concepire ogni coppia come unicum, in cui i naturali equilibri fra i partner si stabiliscono senza bisogno di linee guida o manuali di istruzioni. Mi sembra assurdo dover ribadire che la validità di una coppia deve prescindere dall’aderenza al modello eteronormativo.
Chiedersi «Chi fa l’uomo e chi fa la donna?» svilisce l’unicità e la peculiarità di un rapporto umano che deve essere libero e svincolato da costrizioni esterne.

Immaginare che esistano i ruoli maschili e quelli femminili, oltre ad avvalorare una visione inflessibile dell’amore, ridicolizza la coppia stessa, perché uno dei due partner adotta comportamenti che non appartengono al suo genere, come se lo “scimmiottasse”, e questo lo rende un “deviato”.

Ebbene, scegliere di rappresentare due alleati politici come coppia gay stereotipata senza prendersi la briga di criticare e scardinare lo stereotipo stesso significa renderlo valido e condivisibile. È, se mi posso permettere, il modo più facile e intellettualmente meno onesto per far ridere qualcuno.

Se per caratterizzare e deridere il potere abbiamo bisogno di usare come confronto negativo una categoria vessata, siamo parte del problema. Specie se quella stessa categoria (e mi riferisco alla comunità LGBT+) è a sua volta un bersaglio facile e non tutelato dal Governo.

La satira per sua natura è scomoda, graffiante. Getta le ombre sugli aspetti grotteschi della realtà, ne smaschera le contraddizioni ed esalta il paradossale. La satira è riflessione e ricerca di una prospettiva nuova, inedita, originale. E utilizzare uno stereotipo che puzza di vecchio per fare satira non mi sembra una trovata poi così geniale.

La satira però non è solo forma d’arte, ma anche un potente mezzo di lotta politica, e come qualsiasi arma tagliente deve essere maneggiata con cura e responsabilità.

La Pecorina Smarrita

Ovino ventenne con una passione smodata per la lettura e la scrittura. Non perdo occasione di lanciare una polemica, sono incredibilmente fastidioso e petulante: insomma, un vero spasso. Ho una passione malsana per i giochi di parole col mio nome e un accento cagliaritano tremendamente sexy.

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