Tucomingout #15 I colori della vita

Ciao fiorellino! Questo è il mio primo articolo, sono la Pecorina Smarrita, e trovi qualche curiosità su di me qui. Ho abbracciato la Tucamingo family con un compito preciso: parlare di temi LGBTQIA+.

Se stai leggendo questo articolo probabilmente saprai che quello stringato in maiuscolo non è un colpo di tosse onomatopeico, ma un acronimo. Non voglio dare nulla per scontato, per cui se hai qualche dubbio sul significato di una di quelle lettere, ti invito a vedere questo video.

Comunità: non solo persone

Ho accettato con entusiasmo di scrivere su questo blog perché sono omosessuale e parte integrante della comunità. Comunità, lo saprai, fa riferimento alla condivisione da parte di alcuni individui di una storia comune, degli ideali, dei progetti, e una lingua.

La lingua che si parla all’interno della comunità LGBT+ è quella dell’amore. Nei limiti delle relazioni fra persone adulte e consenzienti, l’amore è celebrato e incoraggiato. E la cosa bella sai qual è? Non c’è un solo tipo di amore valido, anzi. Ogni tipo di amore merita rispetto e riconoscimento, che sia rivolto verso il nostro genere, altri generi, nessun genere, o verso noi stessi.

Una lotta necessaria

La direzione delle nostre battaglie è vedere riconosciuti a livello istituzionale una serie di diritti che ancora mancano.

Mentre scrivo, con una bandiera rainbow appesa in camera, in tante parti del mondo ci sono persone che sono costrette a contemplare nell’ombra il loro vero essere. Lo fanno di nascosto, perché se venissero scoperti le conseguenze potrebbero essere disastrose.

Mentre parlo su internet di cosa significhi per me essere gay, ci sono ancora Stati che non riconoscono le persone transgender, o hanno nel loro ordinamento leggi contro l’omosessualità. E prevedono pene severissime, fino all’esecuzione capitale: l’odio verso qualsiasi cosa non sia eteronormata è legalizzato.

Il coraggio di non stare zitti

Non varrà molto, ma noi alziamo la voce anche per loro, perché non rimanga tutto nascosto, perché non rimanga tutto fermo.

I membri della comunità hanno una storia comune. Nel giugno 1969 è cominciato il movimento di liberazione omosessuale, con i Moti di Stonewall. Leggenda vuole che Sylvia Rivera, donna transessuale afroamericana, lanciò la prima bottiglia contro un poliziotto. Poco importa chi sia stato: se quella sera a New York avessero abbassato la testa con rassegnazione, è probabile che oggi non sarei così tranquillo nel camminare per strada. Se oggi ho una voce, lo devo a chiunque abbia rotto il silenzio quella sera.

La nostra bandiera

Il simbolo dell’orgoglio LGBT+ è la bandiera arcobaleno. Trovo molto affascinante che colori tanto vibranti e diversi si raccolgano in un unico drappo, senza per questo creare disarmonia o confusione. Questa convivenza ci comunica che tutti i colori, tutte le tinte meritano uno spazio.

La sigla completa della comunità è LGBTQIA+. Voglio che, come nella nostra bandiera ogni colore va a braccetto con gli altri, ciascuna lettera abbia la stessa importanza di quelle che la precedono o la seguono. Che a ogni lettera sia dedicato uno spazio, in maniera non meno rilevante delle altre. Non stiamo giocando a Scarabeo, quelle lettere hanno un significato, rappresentano persone con esigenze precise.

Le prime lettere

Duole osservare che, frequenti volte, si ignorino le istanze delle lettere seguenti la L e la G.

Voglio rassicurarti: qui, qualunque sia il tuo orientamento, quale che sia il tuo genere, in qualunque modo tu viva (o non viva) la tua sessualità e le tue relazioni, sappiamo che hai un valore, e non sarai trascurat* solo perché non sei cisgender, gay o lesbica.

Potremmo stare giorni a riflettere sul tema della biinvisibilità e stenderei un velo pietoso sul trattamento spesso riservato ai nostri fratelli e sorelle trans – anche, ahimè, all’interno della comunità.

Sarebbe bellissimo riscoprire che in origine il termine Queer aveva una connotazione negativa e che solo in seguito la comunità se ne è appropriata.

Le lettere invisibili

Lo scorso 28 agosto la California è diventato il primo Stato federale negli USA a condannare esplicitamente la chirurgia volta a “correggere” una condizione intersex. È una bellissima notizia, ma non illudiamoci: il cammino verso il pieno riconoscimento della dignità della condizione intersex è ancora lungo.

E quante volte, quante volte ci siamo dimenticati delle persone asessuali e aromantiche!

Il “+” non è meno importante dei caratteri alfabetici. Rappresenta tutt* coloro che non si identificano in un solo genere, o si definiscono genderfluid, agender o genderqueer, e ancora coloro che sono pansessuali, polisessuali e via discorrendo.

Quante volte abbiamo peccato nei loro confronti? E quante volte abbiamo guardato con diffidenza chi sceglie di vivere la sua vita svincolata da qualsiasi etichetta, prescindendo dalle definizioni?

Il nostro percorso

Ecco, da questo mea culpa vorrei partire per cercare di costruire con voi un cammino, un’esplorazione delle realtà che vanno oltre la nostra.

Perché se LGBTQIA+ rimane una sigla da recitare in modo freddo e meccanico come un codice fiscale, io qui sto perdendo il mio tempo.

Ma io ho fiducia nell’umanità, e in te, fiorellino, che mi leggi. E allora diciamo basta al mondo in bianco e nero. Facciamo in modo che ogni persona, a prescindere dalla lettera che preferisce, possa vedere il mondo che ci circonda il più variopinto possibile.

La Pecorina Smarrita

Ovino ventenne con una passione smodata per la lettura e la scrittura. Non perdo occasione di lanciare una polemica, sono incredibilmente fastidioso e petulante: insomma, un vero spasso. Ho una passione malsana per i giochi di parole col mio nome e un accento cagliaritano tremendamente sexy.

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