Mai fatto sesso, mai stata vergine

“Sei ancora vergine? Impossibile!”

“Complimenti! Di questi tempi è difficile trovare una ragazza che sia ancora vergine alla tua età”

“Devi scioglierti un po’! Io voglio vederti arrivare con gli angoli della bocca ancora sporchi di sperma!”

“Com’è possibile che non hai un ragazzo? Sei carina, non sei brutta!”

“Copriti un po’! Sembra che devi andare a battere!”

Le so a memoria tutte queste frasi e non so dire quale mi disgusti di più.

Non saprei identificare quale meglio rappresenti la mentalità sessista che c’è alla base di questi commenti e in effetti forse non è neanche necessario, perché in realtà non sono davvero diversi l’uno dall’altro.

Tutte queste esclamazioni, domande, espressioni di stupore sono il frutto di quella stessa forma mentis patriarcale che mi ha portato, in passato, ad affermare che “sono ancora vergine”.

Ho deciso, quindi, di smettere di dire questa frase. Non perché voglia nascondere qualcosa in merito a quanto attiva o meno sia la mia vita sessuale: ne parlo ancora, solo che lo faccio in modo diverso. Lo faccio in modo più femminista.

Da un po’ di tempo mi piace dire che “ho fatto sesso solo con me stessa” perché queste poche parole racchiudono in loro due significati sottintesi capaci di scardinare la visione maschilista del mondo che quando ero più piccola dava vita a quei commenti orribili:

  1. Il piacere femminile esiste, possiamo procurarcelo da sole e non mi vergogno a parlarne
  2. La verginità non esiste. Non è altro che un concetto patriarcale creato appositamente per insegnarci che il nostro valore esiste solo in relazione al passaggio di un pene nella nostra vagina, come se i genitali maschili fossero in grado di determinarci.

 

Ed è proprio del secondo punto che voglio parlare perché ci sono talmente tante questioni problematiche dietro all’idea di verginità che non si può aspettare oltre per decostruirle, quindi cominciamo subito.

Cosa significa verginità

Senza scomodare l’etimologia e gli studi linguistici, tutti siamo in grado di dire che una vergine è -nella concezione comune del termine- colei che non ha mai avuto rapporti sessuali, in particolar modo di tipo penetrativo.

Ed ecco che si palesano i primi problemi.

Innanzitutto si parla solo al femminile perché a nessuno frega nientedi avere informazioni sulla vita sessuale di un uomo, quelli sono sempre affari suoi.

Farei inoltre notare che è così importante per la nostra società e per la cultura che la governa sapere se una donna ha avuto rapporti sessuali o meno che ci siamo inventati un termine per definire questa differenza.

Ma perché è così importante?

Molto semplice: perché sulla base di questa differenza, diamo un giudizio di valore.

Ed è proprio qui che si insinua il patriarcato, con i suoi dogmi, con le sue leggi, con le sue regole di comportamento per le Donne di Serie A (le Vere Donne, quelle che si meritano gli auguri l’8 marzo, le nostre mamme intoccabili, le pure, le illibate, quelle che esistono solo in funzione dell’uomo che sposano) e le donne di serie b (le puttane, libertine, zoccole, cagne, troie).

E ora ditemi: vi sembra giusto, una modalità sensata di guardare al mondo, o vi suona come un doppio standard sessista?

E, alla luce di questo, siamo ancora capaci di dire che la verginità esiste e che non se l’è inventata di sana pianta la nostra società sessista?

L’imene

Ovviamente non si può mettere una micro telecamera nascosta addosso a tutte le donne nel momento in cui nascono (no, quale privacy, è solo perché è troppo costoso), quindi abbiamo collettivamente e arbitrariamente deciso che c’è un modo per verificare la verginità (e dunque la validità) di una donna.

L’imene.

Questa inespugnabile barriera di cemento armato pronta a sanguinare a fiumi nel momento della tanto attesa visita di Sua Maestà Il Pene.

Pronta a definire che tipo di donna avevamo davanti: Santa, se è successo dopo il matrimonio macchiando il corredo nuovo; Puttana se è successo prima.

Ovviamente, il tutto tra atroci sofferenze perché è così che la vita sessuale di una donna deve essere: piena di dolore e mai piacevole.

Peccato che nulla di tutto ciò sia anche solo lontanamente corrispondente alla realtà.

L’imene altro non è che una sottile e abbastanza insignificante sorta di membrana dalle più svariate forme e quasi sempre più che perforata (qui un articolo di Valiziosa che lo spiega alla perfezione).

Dunque non solo non c’è quasi nulla da rompere, ma non è nemmeno necessaria la penetrazione: potrebbe capitare con un giro in bici, con la corsa, con lo sport in generale o anche con la nascita perché semplicemente succede che si viene al mondo senza.

Eppure, per qualche ragione, siamo tutte qui ad aspettare questo dolorosissimo momento.

La prima volta

Ed è proprio col dolore che si arriva a questo punto, perché vergini tutta la vita non ci possiamo rimanere, nemmeno se è quello che vogliamo (perché sì, dopo una certa età non siamo più Sante, siamo frigide, suore, zitelle, fighe di legno).

E così arriva la prima volta.

Il primo rapporto sessuale, un debutto in società in cui si passa di grado affrontando due eventi che definire splatter e violenti è usare un pallido eufemismo: il sanguinamento e un dolore lancinante.

E indovinate un po’: non c’è nulla di vero neanche in questo.

Se è vero che non c’è niente che deve lacerarsi, significa che la presenza del sangue non ha senso, se non in una percentuale di vagine, che si stima essere intorno al 30% (che non è poco, ma non è neanche 100), che ha effettivamente perso sangue a causa della prima penetrazione.

Ma soprattutto, se è vero che parliamo di sesso, stiamo parlando di piacere, quindi che c’entra il dolore?

Nulla.

Il dolore non c’entra assolutamente nulla.

Se inserire qualcosa (qualsiasi cosa: un sex toy, un assorbente, una coppetta mestruale o un pene) nella vostra vagina vi fa male significa che qualcosa non va, non che il dolore è qualcosa da aspettarsi.

Giuratemi su Beyoncé che non lo considererete mai normale!

 

Ed è proprio guidata dallo spirito della Queen che voglio concludere ribadendo che l’unica persona che può permettersi di esprimere un’opinione sulla tua vagina e sulla tua vita sessuale sei tu e che “vergine” è solo un segno zodiacale.

E che io sono nata il 22 settembre, perciò sì, sono ancora vergine!

Sono La Mucca Intellettuale: ho 23 anni, ma ne dimostro 15, ho dei bellissimi occhiali arcobaleno che si appannano in ogni circostanza e sono troppo bassa per essere vera. Sono una studentessa e un’apprendista psicologa: sogno di studiare sessuologia per portare consapevolezza nelle scuole di tutto il mondo e di diventare la nemica numero 1 dei genitori anti-gender. Sono bisessuale e mi piace dire che esisto.

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