“Gesù Cristo sono io”, ma agli Italiani non frega niente

Vuoi perché siamo rimasti stregati dal suo fascino indie e dal suo accento siciliano, vuoi perché “Sei un pezzo di me” è stato uno dei tormentoni più canticchiati dell’estate o perché, facendo zapping, ce la siamo ritrovata in televisione in prima serata, Levante la conosciamo ormai un po’ tutt*.

Levante, pseudonimo di Claudia Lagona, ha alle spalle tre graffianti album in cui la sua voce unica e le parole delle sue canzoni hanno ammaliato tanti fan e hanno portato alla riflessione, mi auguro, anche gli ascoltatori più passivi e distratti. Il successo le è arrivato, probabilmente, proprio nel 2017 dopo l’uscita di “Non me ne frega niente”, canzone che tutti gli italiani e le italiane si sono ritrovat* in testa almeno una volta!

“Non me ne frega niente”, oltre ad un ritmo catching e un curioso video musicale, ha un testo polemico e all’avanguardia: Levante, nell’interpretare la canzone, sembra parlare dal punto di vista di quell’italiano medio che si interessa ai fatti superficialmente o non si interessa affatto, che reagisce alle disgrazie condividendo fake news su Facebook e che in piazza a dire la sua sicuramente non ha voglia di scendere. Insomma, una bella ramanzina formato indie rock.

Ma il focus di questo articolo vuole essere un’altra canzone. Canzone ugualmente incentrata sull’impegno sociale, ma che va ben oltre la ramanzina e sfocia nella più diretta denuncia. “Gesù Cristo sono io” descrive la realtà dell’ennesima donna preda di una relazione abusiva e violenta, sia a livello psicologico che a livello fisico.

<<Gesù cristo sono io
Tutte le volte che mi hai messo in croce
Tutte le volte che sei la regina
E sulla testa solo tante spine>> dice infatti la prima strofa, riuscendo a descrivere la complessità di questo tipo di relazione con il riferimento alla comune oscillazione dell’uomo violento tra due poli opposti: quello che prima mette la vittima in croce e quello che poi vorrebbe innalzarla a regina.

Qualche strofa più giù troviamo un altro passo azzeccatissimo. La donna vittima che si convince, talvolta, che portare pazienza e sopportare siano le mosse più giuste, mosse che richiedono tanta forza interiore e che effettivamente portano molte donne a non riconoscersi nella descrizione mainstream della donna sottomessa fornita persino dalle campagne di sensibilizzazione.
<<Gesù cristo sono io
Moltiplicando tutta la pazienza
Avrò sfamato te e la tua arroganza
Forse ti ho porto pure l’altra guancia>>.

Tutto quanto narrato da Levante giunge fortunatamente ad una fine: nelle strofe finali possiamo capire che la donna in questione lascia la sua casa , “il sacro tempio” e fugge lontana dal “demonio nella testa”. Ed è proprio in questo epilogo positivo che si motiva la scelta del titolo: come Gesù cristo, la donna vittima è stata ingiustamente punita, ma come quanto riportato dalla Bibbia, anche lei ha trovato il suo modo di risorgere.

Insomma, la canzone è una figata e mi sembra anche scontato che Levante l’abbia prodotta: non mi meraviglia, infatti, che una cantautrice con un occhio di riguardo per la situazione socioculturale in cui siamo inseriti arrivi a scrivere di uno dei fatti di cronaca che, per quanto mi disgusti ammetterlo e per quanto mi salga la rabbia pensandolo, più spesso sentiamo passare in televisione negli ultimi tempi.

Levante ha trovato il suo modo per denunciare quella che è a tutti gli effetti una piaga sociale voluta dal sistema, in un periodo storico in cui questa lotta dovrebbe diffondersi e arrivare finalmente a un punto di stop. Eppure, come lei stessa ha comunicato ai fan qualche giorno fa, una radio italiana ha deciso di non passare questa canzone dal contenuto, a detta loro, troppo controverso.

Ecco qui un’altra occasione mancata di farsi un esame di coscienza. Ecco qui che un’altra fettina di umanità che ha deciso di non mettersi in discussione e di non fare passi avanti. Ecco qui quelli del, mi viene da pensare, “chiamiamoli omicidi”, quelli del “ma come eri vestita?”, quelli del “non me ne frega niente”.

Il Capybara Femminista

 

Sono il Capybara Femminista, ho 23 anni, mi piace l’uvetta e ho una strana ossessione per gli incensi. Mi sentirai citare detti popolari in modo sconclusionato e fuori contesto. A quanto pare i film che preferisco sono quelli che la gente comunemente trova noiosi. Credo nel vero amore, nell’energia dell’universo e nel femminismo intersezionale.

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