Disney: femminismo o ruoli di genere?

Alzi la mano chi ha passato l’infanzia con la Disney!

Alzi la mano chi la ama alla follia!

E ora chi, più diventa femminista, più si accorge che c’è qualcosa che non va nella rappresentazione!

Io l’ho alzata all’inizio e l’ho tenuta su in un crescendo di disperazione e dissonanza cognitiva che mi ha tenuta a metà tra “non mi toccate le mie principesse” e “in effetti, limonarsi un cadavere trovato nel bosco non è il massimo del romanticismo e forse è il caso di parlare di consenso”.

Disney: modello di vita e rappresentazioni antiquate

Che ci piaccia o no, i lungometraggi Disney sono stati protagonisti della nostra infanzia. Un po’ perché parlano a* bambin* in modo diretto, un po’ perché Il cerchio della vita è oggettivamente un capolavoro e un po’ perché sono semplicemente bellissimi.

Hanno avuto un ruolo talmente fondamentale, che diverse storie e i personaggi che le popolano hanno letteralmente plasmato il nostro immaginario di bambini, fornendoci modelli e obiettivi ai quali aspirare. Da piccine sognavamo di essere principesse salvate dai principi, mentre probabilmente molti maschietti non potevano accedere a Cenerentola perché era troppo da femmina e quindi si rivedevano in Simba.

Iniziate a capire a cosa mi riferisco quando dico che c’è qualcosa che non va nella rappresentazione?

La Disney, a partire dagli anni ’30, ha rappresentato alla perfezione la società del ‘900 ispirandosi a favole ancora più antiche.

Ci ha proposto ruoli di genere severi, principesse che per amici avevano animali e mai altre donne e che dovevano attendere di essere salvate grazie al bacio di un uomo. Un uomo che ovviamente era un principe che, per essere quello giusto, quello azzurro, doveva sposarla. Perché non c’è niente che una donna desideri di più di un matrimonio con uno che ha soldi e potere: in che altro modo potresti vivere felice e contenta?

Messaggio senza intento educativo

Non pochi problemi, insomma, ed è per questo che la casa di produzione cinematografica che tutti abbiamo amato da bambini, si è attirata, soprattutto di recente, una serie di critiche che hanno colpito in particolar modo le opere più lontane da noi nel tempo.

Mi sento di appoggiarle tutte, perché è vero che la rappresentazione delle donne e delle relazioni è molto spesso negativa, se non addirittura tossica, ma a patto che si parta da una considerazione di base: la Disney non ha interesse a cambiare la società, la Disney segue ciò che la società vuole, al fine unico di guadagnare dei soldi.

Certo, è tutto molto meno romantico così, ma ci serve capire che, per quanto le produzioni artistiche e la società si influenzino a vicenda, non possiamo affrontare una riflessione su questo tema tentando di dare colpe o meriti a dei produttori. Come negli anni ’30 non hanno rappresentato Biancaneve in quel modo per soggiogare le bambine, così non hanno ideato Merida come un’impavida guerriera per liberarle. La Disney non detta le regole della società: semplicemente si evolve con essa.

Appurato che non esiste, da parte dei produttori, nessun tentativo di radicale cambiamento sociale, bisogna, però, ammettere che quei cartoni animati, volente o nolente, passano un messaggio.

Avvicinandomi al femminismo, ho sentito la mia coscienza bussare alla mia porta e chiedermi il conto di quei modelli che avevo seguito. Così, per un po’, non ho potuto fare a meno di pensare ai risvolti più atroci di certe narrazioni.

Biancaneve è una sprovveduta che fa da domestica a sette uomini, si lascia avvelenare e si salva solo perché un principe, che per caso passava di là, pensa che sia una buona idea limonarsi un cadavere trovato nel bosco.

Aurora dà retta a un biondino che le dice “ma certo che ci conosciamo, mi hai visto nei tuoi sogni” (best frase da stupratore ever), che è poi lo stesso al quale viene in mente cosa? di limonarsi la Bella Addormentata, quando la trova in coma irreversibile in mezzo alla foresta, ovviamente!

Nel salvataggio di Cenerentola hanno un ruolo più importante i topi di lei.

Ariel avrebbe fatto meglio a tenersi la voce, anziché mutilare il proprio corpo per un uomo che non è nemmeno in grado di riconoscerla.

I modelli positivi

Ho avuto il mio periodo di rifiuto, fino a quando mi sono resa conto del fatto che per me le principesse Disney (e non solo loro) erano modelli di forza, di coraggio, di ribellione e di anticonformismo, mentre la storiella del vero-amore-etero me l’avevano insegnata l’ambiente in cui vivevo, la mia cultura e le persone che hanno contribuito alla mia crescita.

Insomma, i ruoli di genere non sono tutta colpa della Disney che, seguendo l’evoluzione della società, ha proposto nuovi modelli. Basta, infatti, dare uno sguardo più attento ai film degli ultimi vent’anni per accorgersi della forza, decisamente rivoluzionaria rispetto al passato, di alcune protagoniste.

Senza andare a scomodare Elsa, qualche esempio dalla mia infanzia:

Belle va dritta per la sua strada, nonostante tutto e tutti, fino a realizzare che può essere unica e speciale anche facendo una cosa tipica come innamorarsi (e comunque prima fa il mazzo a Gaston).

Mulan manda al diavolo i sensi di colpa da sposa fallimentare e dimostra all’intero popolo cinese che una donna può avere doti di guerriera e di stratega e salvare un impero (ed è pure una cross-dresser).

Pocahontas rifiuta un matrimonio combinato, combatte la colonizzazione inglese e ferma una guerra.

Ariel fa carte false pur di sfuggire ai limiti che suo padre aveva imposto alla sua infinita voglia di conoscere.

Esmeralda ci ha insegnato a stare dalla parte dei reietti.

Jasmine, forse la mia preferita, entra nel club dei matrimoni combinati mandati a rotoli, scappa di casa e ha una tigre per animale domestico. Una tigre. Devo aggiungere altro?

Una lettura critica

E le opere precedenti? Tutte da buttare? Direi di no.

Non solo i vecchi film, ma anche i lungometraggi che non parlano di principesse e relazioni uomo-donna, trattano diverse tematiche che non vale assolutamente la pena di perdere: rappresentano emozioni complesse, danno strumenti essenziali per affrontare il mondo e insegnano a superare traumi e situazioni di pericolo e difficoltà.

Ma come possiamo conservarle senza lasciare che altre generazioni si rovinino l’infanzia realizzando in tarda adolescenza il sessismo dei loro cartoni animati preferiti?

Il segreto sta nell’impegnarsi nell’educazione adottando uno sguardo critico.

Quali sono i valori universali che trasmettono? Quale tipo di insegnamento portano in chi guarda questi film? Quale morale vogliono tramandare?

Sono queste le domande che dobbiamo porci nel momento in cui rendiamo un’opera senza tempo. E, dall’altra parte, bisogna mettere in discussione modelli e immagini che non ci rappresentano più, che non fanno più parte della nostra società e che stridono con i nuovi sistemi che vanno creandosi col progredire della civiltà.

Una civiltà che noi abbiamo il compito di far evolvere.

Sono La Mucca Intellettuale: ho 23 anni, ma ne dimostro 15, ho dei bellissimi occhiali arcobaleno che si appannano in ogni circostanza e sono troppo bassa per essere vera. Sono una studentessa e un’apprendista psicologa: sogno di studiare sessuologia per portare consapevolezza nelle scuole di tutto il mondo e di diventare la nemica numero 1 dei genitori anti-gender. Sono bisessuale e mi piace dire che esisto.

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