Da grande sarò Nara Baré

Per continuare con il tema della sostenibilità di questo Aprile, per il Da Grande Sarò di oggi non posso che portarvi il grandioso esempio di Nara Barè, una donna meravigliosa che ho avuto la straordinaria occasione di incontrare durante il Festival dei Diritti Umani di Milano, che alla tutela della Terra ha dedicato la propria vita e la cui storia ci aiuta a comprendere come occuparsi dell’ambiente significa anche, e direi quasi soprattutto, battersi per i diritti umani.

Per capire il valore di questa donna, però, è necessario spostare la nostra attenzione su una situazione che a noi risulta tanto sconosciuta quanto lontana, ma che è fondamentale ricordarsi quando si parla di diritti, parità e ambiente: le condizioni di vita delle popolazioni indigene.

Dall’altra parte dell’Atlantico, nel cuore dell’America Latina, c’è una foresta che noi conosciamo come Amazonia, ma che 365 popolazioni indigene chiamano casa, in 273 lingue diverse.
Vivere in quelle zone, però, è per loro una condizione estremamente pericolosa poiché sono costantemente esposti alla violenza di governi che non li riconoscono come i legittimi proprietari di quelle terre e che continuano a distruggere l’ambiente costruendo opere estremamente dannose e sfruttando le risorse in maniera incontrollata, non curandosi affatto di mettere in atto politiche di sviluppo che siano sostenibili e in grado di garantire la tutela delle risorse che per i Nativi che vivono nella foresta sono letteralmente di vitale importanza.

È in questo scenario che si sviluppa il ruolo politico della figura di Francinara Soares Martins Baré, leader della Coordenação das Organizações Indígenas da Amazônia Brasileira (COAIB).

Nara Baré (o, nel suo nome indigeno, Iandara, che significa sole di mezzogiorno), figlia di una madre indigena del popolo Baré (una popolazione dell’Amazzonia brasiliana che vive vicino al Rio Nero) è nata e cresciuta in un clima di ingiustizie, dove le donne, in particolar modo le donne indigene, hanno poca possibilità di far sentire la propria voce. Ha quindi imparato a battersi per il riconoscimento dei propri diritti fondamentali, sia come parte di un popolo indigeno vessato dalle violenze causate dal colonialismo, sia come donna e, nell’agosto del 2017, alla presenza di seicento capi indigeni, è diventata la prima donna ad essere eletta Coordinatrice Generale della Coordinazione delle Organizzazioni Indigene dell’Amazzonia brasiliana, la più grande Organizzazione indigena del Brasile.

Oggi, la sua presenza nel mondo è fondamentale poiché, essendo la leader da cui gli stessi popoli indigeni (compresi quelli che vivono in completa autonomia, senza contatti con la società occidentale) hanno scelto di farsi rappresentare, Nara si è fatta portavoce e ambasciatrice nel mondo della loro lotta a livello nazionale e internazionale: in particolar modo, oggi gli Indigeni dell’Amazzonia brasiliana si stanno battendo affinché il governo si decida a riconoscere la demarcazione dei confini delle loro terre, in modo tale da porre una fine alla distruzione delle risorse e agli assassini degli attivisti e delle attiviste che le difendono.

Ho chiesto personalmente a Nara Baré che cosa avrei potuto fare come cittadina occidentale per sposare la loro causa e lei mi ha dato una risposta precisa: bisogna fare pressione affinché lo sviluppo agricolo per la produzione dei prodotti che arrivano sulle nostre tavole sia sostenibile; il governo brasiliano deve essere riconosciuto come illegittimo in quanto non rappresenta i Popoli Nativi; i candidati che stanno basando la propria campagna elettorale sulla promessa del furto delle terre agli Indigeni devono essere cacciati e, soprattutto, #DEMARCAZIONEORA!

La Mucca Intellettuale

Sono La Mucca Intellettuale: ho 23 anni, ma ne dimostro 15, ho dei bellissimi occhiali arcobaleno che si appannano in ogni circostanza e sono troppo bassa per essere vera. Sono una studentessa e un’apprendista psicologa: sogno di studiare sessuologia per portare consapevolezza nelle scuole di tutto il mondo e di diventare la nemica numero 1 dei genitori anti-gender. Sono bisessuale e mi piace dire che esisto.

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