Da grande sarò Emily Davison

Se ne avete sentito parlare, l’avete probabilmente notata nel film “suffragette”. Un capolavoro. In cui però Emily compare solo come personaggio secondario. La vita di questa donna, da sola, potrebbe invece riempire un intero copione.

Prima di impiegare la sua passione nella lotta per il voto alle donne, la dedicò alla sua formazione. Emily non si diede per vinta quando la madre, divenuta vedova, non fu più in grado di mantenerle gli studi. Divenne infatti insegnante e con i risparmi che mise da parte riuscì ad iscriversi, udite udite, al Hugh’s College di Oxford per studiare Lingua e Letteratura Inglese. Emily non solo ottenne i risultati migliori all’esame finale del suo corso, ma lo fece sebbene alle donne non fosse ancora permesso perseguire una laurea in quella università.

La vita da attivista di Emily fu, senza ombra di dubbio, estrema. Arrestata più volte, in carcere era solita continuare la protesta con lo sciopero della fame.
In occasione del censimento del 1911 si nascose in un armadio del palazzo di Westminster per poter legittimamente indicare sul modulo che la sua residenza, quella notte, era stata la Camera dei Comuni. Emily incarnò lo spirito del movimento suffragista, fondato da Emmeline Pankhurst, donna intelligente e decisa che nei suoi discorsi diceva di parlare “non in veste di difensore, ma in veste di soldato che ha temporaneamente lasciato il campo di battaglia”. Emily portò avanti quella che il movimento suffragista definiva una vera e propria guerra civile, una lotta per far in modo che l’Inghilterra in primis, ma con lei tutti i paesi che dichiaravano di avere istituzioni rappresentative, uscisse dalla profonda ipocrisia che caratterizzava la sua politica, concedendo alle donne, in quanto cittadine e essere umani, il diritto di voto. Come diceva la Pankhurst: “a meno che non siate disposti a for tornare la vostra civiltà indietro di due o tre generazioni, dovete dare il diritto di voto alle donne”.

L’ultimo gesto di questa suffragetta coraggiosa fu quello che la consegnò alla storia. Il 4 Giugno 1913, in occasione del derby di galoppo di Epsom, evento trasmesso su tutte le reti nazionali e internazionali dell’epoca, Emily si slanciò verso il cavallo di re Giorgio V con l’obiettivo di incastrare tra le briglie la bandiera bianca, verde e viola delle suffragette. Il fantino la travolse.
Emily voleva che il movimento ottenesse notorietà a livello mondiale e riuscì nel suo intento, ma perse anche la vita, quattro giorni dopo, a causa delle ferite riportate.

Perché il gesto di Emily sia giustamente ricordato, vi chiedo oggi di esercitare il vostro diritto di voto per il quale valenti eroine si sono sacrificate. Dimostriamo rispetto e riconoscenza. Well done sister suffragette.

Il Capybara Femminista 

Sono il Capybara Femminista, ho 23 anni, mi piace l’uvetta e ho una strana ossessione per gli incensi. Mi sentirai citare detti popolari in modo sconclusionato e fuori contesto. A quanto pare i film che preferisco sono quelli che la gente comunemente trova noiosi. Credo nel vero amore, nell’energia dell’universo e nel femminismo intersezionale.

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