50 sfumature di capezzoli

Se vi dico “capezzoli”, a cosa pensate?

Io penso subito all’allattamento: a quanto venga considerato osceno, da certe persone, che una donna mostri i suoi capezzoli in pubblico mentre nutre il suo bambino.

E  penso all’ipocrisia di chi ripudia i capezzoli durante un atto così naturale, mentre fruisce quotidianamente dell’immagine ipersessualizzata che i media offrono dei nostri seni.

Penso anche al movimento #freethenipples, una campagna nata su Instagram, che vuole sottolineare l’assurdità della censura su questa piattaforma social. I capezzoli femminili, infatti, devono essere oscurati, pena l’eliminazione forzata del contenuto pubblicato, mentre di quelli maschili nessuno sembra farsi problemi.

E penso a quanto sia assurda questa situazione, considerando che l’algoritmo di IG non si preoccupa di censurare peni e testicoli, ma i capezzoli femminili, loro sì, che sono un problema! Uno scandalo. Un insulto. Devono essere relegati al ruolo di mostri spaventosi, pronti a sbucare dal loro antro, per far preda non ho ancora capito chi, senza aver bene chiaro come o per quale fine.

Negli ultimi giorni, penso molto anche a un video di Buzzfeed, intitolato “Women wear fake nipples for a day”, ovvero “Delle donne indossano i capezzoli finti per un giorno”. Già, a quanto pare esistono i capezzoli finti, anche io sono rimasta un po’ stordita all’inizio.

Questi capezzoli adesivi si presentano semplicemente come dei fiorellini di stoffa rigida con sopra cucita una perlina, disponibile in due grandezze, sotto la dicitura “cold” o “freezing”.

Le donne nel video, tre ragazze, con stili, fisicità e personalità molto diverse, indossano queste “protesi” incollandole, con alcune difficoltà, direttamente sui loro reggiseni, sotto la maglietta.

Il video documenta le reazioni di Jazz, Tan e Izzy, che si riprendono durante la giornata con la self cam del telefono, e delle persone intorno a loro. C’è chi non si accorge neppure del cambiamento, c’è chi si sente in diritto di fissare, invece, il petto di Izzy mentre lei passeggia lungo la strada. Jazz si sente “empowered”, più spavalda, più sicura di sé e la fidanzata di Tan sembra apprezzare il piccolo dettaglio, che mette in risalto i seni della sua compagna.

Le reazioni sono diverse e le riflessioni che sorgono da questo breve video di tre minuti possono esserlo altrettanto.

Per quanto i capezzoli adesivi possano sembrare completamente superflui ad alcun* di noi, infatti, sono in realtà una buona occasione per parlare di “nipple privilege”.

Avere i capezzoli non è scontato e avere a disposizione queste piccole protesi adesive può rappresentare un gran sollievo per le persone M to F in fase di transizione, ad esempio, o per le donne che hanno subito interventi invasivi di ricostruzione del seno in seguito a incidenti, traumi o tumori.

Da questo punto di vista questi “fake nipples” si guadagnerebbero molta della mia simpatia. Sarebbero un prodotto moderno, all’avanguardia e all’insegna dell’inclusività. Il packaging ricoperto di frasette ammiccanti che fanno riferimento all’eccitazione e all’occasione di “bring over your ex”, ovvero “riportare indietro il tuo ex”, mi fa pensare che la questione sia un’altra.

I capezzoli turgidi e rigidi vengono estremamente sessualizzati, tanto da essere etichettati come un richiamo irresistibile capace di far tornare di corsa i o le partner precedenti, un po’ come se noi fossimo il pifferaio magico e loro tanti piccoli topini bianchi.

Per carità, i capezzoli possono essere sexy, sono la prima a pensarlo. Nella giusta occasione, nel rispetto e a discrezione della persona che abbiamo davanti, i capezzoli sono indubbiamente un dettaglio molto piccante. Ma il fatto che possano essere sexy, non c’entra nulla con la loro sessualizzazione.

Nel primo caso si parla delle dinamiche che avvengono tra due persone, tenendo conto della loro intenzione, del loro legame e della loro sensibilità. Nel secondo caso si tratta della relazione tra un corpo, quello femminile, e un’intera società, quella patriarcale, in cui i meccanismi che hanno luogo eludono la volontà, e introducono processi di deumanizzazione.

Da questo punto di vista, questo prodotto sarebbe il frutto di una società così strutturata e a sua volta contribuirebbe, grazie ad una buona pubblicità, a rinsaldare questa stessa percezione negli e nelle acquirenti.

Inutile sottolineare quanto poco produttiva può essere tutta questa dinamica, specialmente in relazione a quanto espresso dalla campagna #freethenipples.

Un altro aspetto che un po’ mi turba è quello sottolineato nel video anche da Tan: questi capezzoli adesivi vengono utilizzati soprattutto per ottenere quel “braless” look, senza rinunciare davvero al reggiseno.

A poco è servito ribadire più e più volte negli ultimi trent’anni che il reggiseno dovrebbe essere una scelta libera dalle aspettative sociali, dunque, se persino quando vorremmo ottenere un effetto “senza reggiseno”, non riusciamo a rinunciarci.

Si tratta di standardizzazione.

E’ come se la società ci dicesse: “Puoi non mettere il reggiseno, se insisti, a patto che i tuoi seni siano anti gravità, rimangano sodi, alti e perfettamente sferici”. Una dinamica assurda, non è vero? Eppure siamo pronte ad assecondarla.

Anche i capezzoli stessi vengono standardizzati: non tutte hanno capezzoli turgidi, simmetrici, rotondi e regolari. Eppure questi sono quelli offerti da queste piccole protesi adesive, e non posso non percepirne il rischio. Perché se quelli sono i capezzoli auspicabili, quelli che va bene far vedere, tutti gli altri, nella loro unicità, come dovrebbero essere classificati?

E’ ovvio che tutte queste riflessioni sono fatte a tavolino, sulla base delle mie impressioni e dopo probabilmente fin troppo tempo passato a pensarci. Il succo di questo discorso è che siamo liberissime di acquistare, ritoccare e desiderare, ma  non ci fa male riflettere su ciò che il mercato e  i media ci propongono, soprattutto quando si parla di bellezza e di ideali estetici.

Sono il Capybara Femminista, ho 23 anni, mi piace l’uvetta e ho una strana ossessione per gli incensi. Mi sentirai citare detti popolari in modo sconclusionato e fuori contesto. A quanto pare i film che preferisco sono quelli che la gente comunemente trova noiosi. Credo nel vero amore, nell’energia dell’universo e nel femminismo intersezionale.

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