This is America: un altro poliziotto bianco ha ucciso un’altra persona nera

Un altro poliziotto bianco ha ucciso un’altra persona nera. George Floyd è l’ennesima vittima della violenza perpetrata dalla polizia ai danni delle persone afroamericane.

E ancora una volta ci tocca assistere a personaggi discutibili che sminuiscono la faccenda, spostano il focus su altri elementi, colpevolizzano la vittima, giustificano i poliziotti e rafforzano il sistema razzista che si ostinano a negare. L’unica causa di questo assassinio, come degli altri avvenuti in simili circostanze, è il razzismo istituzionalizzato e negarlo, o decidere di non denunciarlo come tale, significa essere complici.

La storia degli Stati Uniti d’America trova le proprie radici nel colonialismo e nella violenza e la più palese espressione di questa realtà sono gli interminabili decenni di schiavitù le cui conseguenze sembrano non finire mai.

Quello che però è fondamentale ricordare per analizzare il presente è che la schiavitù in USA non è mai finita. Angela Davis, nel suo Donne, Razza e Classe, ne parla a lungo. Ci racconta del razzismo che serpeggiava nei movimenti per il suffragio femminile, che escludevano le donne nere per non perdere il consenso delle bianche del sud, zona schiavista e storicamente più colpita dal razzismo. Ci spiega come anche chi viene raccontato come sostenitore del movimento abolizionista nel quale schiavi e attivisti erano impegnati, in realtà, non ha mai avuto interesse nell’abbattere il sistema di sfruttamento dominante. Questo ha fatto sì che gli Stati Uniti diventassero una terra nella quale la schiavitù si manifesta in forme simili, ma più sottili, in modo tale da non poter essere denunciata: dai latifondisti degli Stati del Sud alle grandi famiglie capitaliste del nord, l’oppressione sistematica che mantiene intatte le disparità di classe non solo hanno colpito tutti i lavoratori e le lavoratrici, ma hanno anche rafforzato la duplice oppressione ai danni delle persone nere. Angela Davis ci parla, infine, della pratica dei linciaggi: in seguito all’abolizione (anche se solo formale) della schiavitù (1863), ha avuto inizio una vera e propria caccia, che vedeva come prede le persone di origine africana. Non si era sicuri soli per strada, non si era sicuri dentro casa con la propria famiglia e non si era sicuri nemmeno mentre si dormiva nel proprio letto.

Le storie dei macabri assassinii consumati in quegli anni arriva fino a noi, negli episodi di violenza, tortura e omicidio di cui la polizia americana, insieme ad altre istituzioni, si macchia di continuo.

Si stratta di un sistema organizzato e le prove sono molteplici.

A partire dal 2001, le ricerche dello psicologo sociale Keith Payne hanno evidenziato un fenomeno definito “Weapon Bias”: è stato dimostrato che, se chiediamo a delle persone di valutare velocemente se l’oggetto che hanno davanti è un’arma o no, queste sono più portate a interpretare gli oggetti come armi, se questi sono associati a soggetti afroamericani piuttosto che bianchi.

Nel 2002 Josh Correll ha proposto un paradigma che ha definito “Shooter Bias” e ha studiato la presenza di questo condizionamento chiedendo a dei soggetti di provare un videogioco che chiedeva di sparare solo nel momento in cui compariva una persona armata. Correll ha così trovato che è più facile che si considerino armate persone nere, anche se sono disarmate, e che si reagisca sparando loro.

Nel 2006, Eberarth e i suoi collaboratori, ricostruendo numerose sentenze capitali, hanno dimostrato che è più probabile essere condannati a morte se si è neri. Non solo, si è visto che più l’aspetto del condannato si avvicina allo stereotipo di persona nera, più aumentano le possibilità di essere condannati a morte per omicidio, ma solo se la vittima è bianca.

Questi elementi basterebbero per dare un’immagine del rapporto tra forze dell’ordine e persone afroamericane, ma ci sono diversi aspetti che riguardano le forze di polizia americane come istituzione e che non possono essere ignorati.

Anzitutto, l’addestramento. 

In America le ore di addestramento in cui si insegna a reagire sono insignificanti rispetto al tempo speso per insegnare alle reclute come agire ancora prima che la minaccia sia reale. E ancora più danni fanno i corsi di addestramento privati, i cui contenuti si concentrano sul rendere i futuri poliziotti delle vere e proprie macchine, incapaci di mettere in atto la razionalità ed esclusivamente improntate all’utilizzo della violenza. Per avere un riferimento, gli agghiaccianti seminari di Dave Grossman sono un esempio lampante di questa tendenza.E mentre gli insegnamenti che ricevono i componenti delle forze dell’ordine insegna a loro che uccidere è la cosa migliore che possono fare, dall’altra parte questi sono tutelati dalla totale mancanza di conseguenze per le loro azioni, dal riservatezza sulla loro fedina penale e dall’azione delle Unions.

È pressoché impossibile fare causa ad un poliziotto e questo perché ogni singolo agente del paese, in America, è protetto da un concetto chiamato “immunità qualificata”. Normalmente quando si fa causa ad un civile, bisogna dimostrare che quella persona ha violato dei diritti, ma quando si fa causa ad un poliziotto si deve dimostrare che il poliziotto ha violato un diritto “chiaramente definito”, e un diritto è definito tale quando si è già registrata una pena inflitta ad un poliziotto trovato colpevole in circostanze IDENTICHE. Una storia fantasiosa costruita dalla difesa può essere sufficiente affinché un  precedente non venga ritenuto valido. 

Anche nel caso in cui si riuscisse a portare in tribunale un poliziotto, questo godrebbe della protezione delle Unions: all’apprenza gruppi sindacali di poliziotti, nella pratica vere e proprie aziende che vengono pagate per mantenere impuniti gli agenti. Queste hanno il potere di limitare le indagini sugli agenti e le misure disciplinari previste, possono anche fare in modo che  i rapporti disciplinari degli agenti siano ripuliti ogni 60 giorni. E molti contratti sindacali si spingono anche oltre. Queste unioni rendono pressoché impossibile identificare ed eliminare le cattive condotte.

Laddove fallisse l’azione delle Unions, la tutela arriverebbe dalla possibilità di mantenere riservati i precedenti penali che circa metà degli Stai degli USA concedono agli agenti di polizia.

La storia del Paese (e del mondo), le leggi palesemente -anche se non ufficialmente- razziste e la costante negazione di questa cultura di oppressione fanno sì che il razzismo permanga come istituzione (soprattutto) negli Stati Uniti d’America.

I poliziotti dal grilletto facile sono inseriti in una cultura che vede una certa etnia come una costante minaccia e le conseguenze di questa verità sono disastrose e innegabili.

Pic by@gracegulickphotography

Sono La Mucca Intellettuale: ho 24 anni, ma ne dimostro 15, ho dei bellissimi occhiali arcobaleno che si appannano in ogni circostanza e sono troppo bassa per essere vera. Sono una studentessa e un’apprendista psicologa: sogno di studiare sessuologia per portare consapevolezza nelle scuole di tutto il mondo e di diventare la nemica numero 1 dei genitori anti-gender. Sono bisessuale e mi piace dire che esisto.

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