الخبز و الورد -Che cosa sta succedendo in Egitto?

Oggi si parla di LGBT+ fuori programma.

Inizio col proporvi questo testo che, ieri, 18 ottobre 2017, Mauro Pirovano, coordinatore del Coordinamento Arcobaleno di Milano, ha letto ad alta voce in Piazza S. Babila.

“Durante le ultime due settimane l’Egitto è stato scosso da un’ondata di attacchi violenti contro la comunità LGBTQIA (lesbiche, gay, bisessuali, trans, queer, intersessuali e asessuali). Secondo l’Al-Mubadarah al-Misriah li-l-Huquq al-Shakhsiah (Iniziativa egiziana per i diritti personali) 57 persone legate alla causa omosessuale sono state arrestate, di cui 9 sono state condannate al carcere, 35 stanno subendo ancora un procedimento giudiziario, due sono attualmente indagate (Sara Hadjazi e Ahmad Alaa) e le altre 11 sono date disperse. Questo accanimento è avvenuto dopo che una bandiera LGBTQIA è stata sventolata durante un concerto del gruppo musicale Mashrou’ Leila in Egitto.
La società ultra-conservatrice in cui viviamo e lo stato egiziano permettono la corruzione, gli omicidi e le torture, ma vietano qualsiasi forma di libertà morale, di culto e di orientamento della comunità LGBTQIA. La nostra comunità non aspira minimamente a combattere violentemente la società o lo stato, ma subisce continuamente la violazione dei diritti dei suoi componenti e della loro dignità.
Quello a cui stiamo assistendo ora in Egitto si pone semplicemente in continuità con le violazioni dei diritti umani iniziate sotto l’autorità militare alla fine del 2013: la grande preoccupazione di questa autorità è la repressione, l’oppressione e la chiusura delle libertà individuali in ogni loro aspetto, infrangendo le leggi, la costituzione e il diritto internazionale. In questo contesto, la comunità internazionale rimane impassibile: nessun contributo è riuscito a migliorare la situazione fino al 3 ottobre 2017.
Solo il Parlamento europeo ha emesso una dichiarazione forte in cui ha incoraggiato gli stati dell’Unione Europea a prendere in considerazione la situazione dei diritti umani in Egitto nello stabilire forme di cooperazione economica e militare con il paese. E invece crediamo che gli stati membri mettano i propri interessi economici e militari al di sopra di ogni considerazione umanitaria. Tuttavia, ci rimane la speranza che questi paesi prendano le misure necessarie per contribuire a migliorare la situazione, anche se la politica egiziana tenta di sviare la loro attenzione verso i temi del terrorismo e dell’immigrazione illegale.
Considerando la situazione attuale, non c’è spazio per il cambiamento civile in Egitto: tutti i cittadini sono minacciati e potenzialmente soggetti a sparizioni forzate per accuse irragionevoli. Al governo egiziano non interessa affatto che i diritti siano violati, mentre la situazione diventa sempre più allarmante. Per questo sosteniamo dall’estero coloro che resistono duramente alla repressione nel paese.
Qualcuno potrebbe pensare che ce ne siamo stati zitti o che abbiamo chiesto i nostri diritti un po’ timidamente, sollecitando la simpatia degli stati affinché intervenissero per pacificare la situazione. Ma per noi è vero il contrario: la situazione è tale che il governo non cerca neppure di giustificare gli abusi, che quindi rimangono impuniti, in totale violazione degli obblighi internazionali. Per questo riteniamo che provare ad attirare la simpatia della comunità internazionale sia inutile, perché gli stati difendono i propri interessi prima di ogni altra cosa. Questi stati non agiranno mai se non per la pressioni dei loro popoli, i quali non daranno risposte se la nostra causa non sarà mediatizzata e ascoltata.
Per questi motivi, crediamo che la manifestazione pacifica sia la nostra scelta migliore: protestare nei diversi paesi ottenendo quanta più copertura mediatica possibile è il mezzo più efficace per migliorare la situazione attuale.
Per questo ripetiamo il nostro appello a protestare nei diversi paesi del mondo il 18 ottobre 2017: il nostro obiettivo è denunciare queste violazioni, fare pressioni sul governo egiziano e mettere sotto i riflettori le discriminazioni e le violenze che avvengono in Egitto contro la comunità LGBTQIA.”

Questo è l’appello degli attivisti egiziani (che io ho rubato da un articolo pubblicato da Il Grande Colibrì) in cui si chiede a tutto il mondo di denunciare e portare alla luce le pesanti ingiustizie e violazioni dei diritti umani che la comunità LGBTQIA sta subendo nel Paese e io, senza girarci troppo intorno, oggi vi chiedo la stessa cosa.
Dovete parlarne perché, come esseri umani, non potete accettare che venga violata la dignità di altri esseri umani.
Dovete parlarne perché il governo egiziano sta costruendo la propria forza sulla distruzione dei diritti umani di una comunità che non ha colpe se non quella di esistere e perché, come ha detto Pier Cesare nel suo discorso (che domani potrete leggere sul Grande Colibrì) i media egiziani “con un servilismo vergognoso, sono diventati mezzi non di conoscenza e di verità, ma strumento dell’ignoranza, del pregiudizio e della menzogna” e ponendosi al servizio del governo, continuano ad appoggiare questa inaccettabile oppressione.
E dovete parlarne perché siete italian*. Perché nelle mani di quei criminali ci sono armi che sfoggiano il Tricolore, grazie alle quali il nostro Governo si è riempito le tasche dei “loro soldi macchiati del nostro sangue” [Il Grande Colibrì].

Nell’appello e nella denuncia che ha lanciato ieri Pier Cesare si parla di “noi”.
E, con la consapevolezza di questa collettività, vi chiedo di unirvi a questa denuncia e alla condanna di questi atti disumani, perché nessun* sarà libero finché non saremo liber* tutt*!

Chiediamo pane e rose anche per l’Egitto.

La Mucca Intellettuale

Sono La Mucca Intellettuale: ho 23 anni, ma ne dimostro 15, ho dei bellissimi occhiali arcobaleno che si appannano in ogni circostanza e sono troppo bassa per essere vera. Sono una studentessa e un’apprendista psicologa: sogno di studiare sessuologia per portare consapevolezza nelle scuole di tutto il mondo e di diventare la nemica numero 1 dei genitori anti-gender. Sono bisessuale e mi piace dire che esisto.

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